Senza voler richiamare nè oltraggiare l’autorevolezza della Arendt, associo spesso questa frase – allontanandomi dall’obiettivo del saggio – ai comportamenti che generano il male per il male, per la ferrea volontà di ottenere benefici effimeri. È chiaro che l’intenzione dell’autrice del libro di cui al titolo, trattava e sviscerava un tema di dimensioni e implicazioni tragicamente diverse. E tuttavia, trovo banale il male perpetrato a fin di male solo per superficialità, stupidità, stoltezza o anche per rabbia e frustrazione.
A volte… mi è stato osservato che sono troppo impavida, spregiudicata nelle mie scelte di vita. Di navigare in mari aperti sprezzante del pericolo. Di affrontarle con un coraggio invidiabile, ma quasi inimitabile, almeno per le persone di mentalità borghese preoccupate di mantenere lo status acquisito.
Vero, forse è vero, ma è l’unico modo per me di conoscere le mie forze e la mia capacità di gestire le avversità che di volta in volta si sono presentate.
Non è esatto dire che amo il pericolo, non è neanche vero che amo mettermi nelle situazioni scabrose. Spesso l’ho fatto perchè mi ci sono trovata e non sono scappata.
La signora anonima torna dopo mesi di trambusti, tensioni, domande.
Torna, però, aprendo un po’ di più il suo diario, mostrando appunti, considerazioni, interrogativi inevasi che attengono la sua persona.
I mesi di apparente abbandono del blog, sono stati tutt’altro che inattivi, perché sono salita su una nave comandata da un capitano che dichiarava d’essere esperto di mare, mentre si è dimostrato abile solo a navigare acque placide. Ma quando il mare era in tempesta, non ha saputo controllare la sua nave.
È stato per me un viaggio nuovo, perché di tanti che ne ho fatti, questo seguiva un percorso alternativo, poiché includeva soste negli inferi sentimentali.
di Dario Brandi
AGLI ELETTORI
ELETTORI,
presentandomi ai vostri suffragi, vi devo alcune parole. Eccole: di vecchia famiglia francese, oso dirlo, sono un asino di razza, un asino nel buon senso della parola – quattro zampe e pelo dappertutto. Mi chiamo Nullo, come lo sono i miei concorrenti candidati.
Sono bianco, come lo sono molte delle schede elettorali che ci si ostinava a non contare e che, ora, torneranno a me. La mia elezione è assicurata. Comprenderete che parlo franco.
CITTADINI,
Vi si inganna. Vi si dice che l’ultima Camera composta da imbecilli e truffatori non rappresentava la maggioranza degli elettori. È falso. Una Camera composta da deputati babbei e da deputati truccatori rappresenta, al contrario a meraviglia, gli Elettori che siete.
Non protestate: una nazione ha i delegati che si merita.
Perché li avete nominati?
Non disturbatevi tra di voi, per convenire che più cambia più è la stessa cosa, che i vostri eletti si burlano di voi e non pensano che ai loro interessi, alla vanagloria o al denaro.
Perché dovreste rieleggerli?
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Jean Baudrillard, nei suoi saggi “Lo scambio simbolico e la morte” e “Simulazione e simulacro” invita a muovere lo sguardo sull’ essenza dei simulacri, fatalmente regnanti dopo l’implosione d’ogni senso, e sull’iper realtà di questi oggetti irreali, “mesmerizzanti”.
Ogni apparenza, mostrantesi quale belletto di una sostanza che non c’è, sradicata dalla spazio-temporalità, spinge l’immaginario comune ad un continuo (auto)dirigersi verso un rinvio della praxis, impoverendo il “mondo reale”, reso oramai solo più deserto. In questo paesaggio povero, un minuscolo “anello” si aggira con passo anarchico: è la realtà interna, situata in quel territorio selvaggio che Junger denominò Wildnis, per meglio definire i luoghi non contaminati dal nichilismo. Si è presa coscienza della fallacia insita in ogni teorizzazione, e si è caduti (paradossalmente) ad analizzarne le superfici, riportando a conferma quell’aforisma che brillava nei Minima Moralia di Adorno: Il tutto è falso.
Allora? Qual è il suo problema?
Forse il problema vero è che siamo qui:
tutti e due a far qualcosa di importante, di unico e di grande
e io sto sempre a casa, esco poco, penso solo e sto in mutande.
Non ha interessi? Letture, viaggi, perché no … sesso; anche internet, guardi, può offrire interessanti spunti: è una finestra sul mondo, annulla le distanze, è la piazza metafisica di De Chirico che diviene mano a mano sempre più una meta fisica, si popola ed annuncia grandi imprese.
Lei utilizza internet?
Fonti: Ansa and more
Un’ora fa: ll testo del decreto legge sul caso Eluana sarebbe pronto: poche righe e un solo articolo per impedire a chiunque la cessazione della somministrazione di acqua e alimentazione (”L’alimentazione e l’idratazione, in quanto forme di sostegno vitale e fisiologicamente finalizzate ad alleviare le sofferenze, non possono in alcun caso essere rifiutate dai soggetti interessati o sospese da chi assiste soggetti non in grado di provvedere a se stessi”).
www.mentecritica.net/nel-cristo-ho-trovato-la-strada/informazione/il-bello-della-politica/johnpaul/10174/
Per chi avesse voglia di leggere tutta la pappardella raccomando di soffermarsi sui passi riportati qui di seguito in grassetto. Credo che “dellefragilicose” sia una specie di guru del sito.
Come tradizione (sigh!) da un paio d’anni, vigilia da mia figlia e natale da mio figlio.
Con loro sto benissimo, con il contorno di parenti vicini e lontani, consanguinei o acquisiti mi frastorno; e poi, micidiale, l’apertura dei doni: un rito-commedia-tragedia dal quale non riesco, vigliaccamente, a sfuggire; è un vortice pazzesco che si autoalimenta di anno in anno, che impegna ingenti risorse mentali prima, adrenaliche durante ed emotive dopo.
L’apertura del pacco è un momento terribile; tutti, donne, uomini e sempre più spesso bambini, da qualsiasi distanza aguzzano l’occhio ed amplificano l’orecchio per “pesare” l’oggetto e sentire i commenti, del regalante e del regalato; espandono le sensazioni come i cavalieri Jedi.
Caro Babbo Natale,
sono anni che non ti scrivo e forse ho dimenticato la formula appropriata.
Quest’anno vorrei un regalo speciale. Non la solita pace nel mondo, ché per questo temo tu non sia attrezzato. Bensì, un dono di carattere personale, presumo per te fattibile.
Devo sottopormi ad un intervento di alta chirurgia. Un intervento assai delicato e dall’esito incerto.
Ho letto che da qualche parte nel mondo c’è un chirurgo specializzato nell’aprire il cranio… il cervello, per incorporarvi un piccolo cip, che, superato il rischio rigetto, agisce sul sistema simpatico amplificando al massimo l’effetto adrenalinico che interessa l’emisfero destro.
Ecco, il mio emisfero è malato e nessuna terapia, finora, ha prodotto risultati soddisfacenti.
Io lo so perché.
Lo so, perché andare oltre le parole vuol dire andare oltre l’apparenza: pochi sanno o vogliono ascoltare, leggere, capire.
È faticoso, pure noioso.
C’è rumore. Il rumore anche delle parole: chi sa parlare sa comunicare e in questo mare profondo di superficialità, chi sa parlare sa incantare.
Non contano i contenuti, o meglio, con le parole i contenuti possono essere fittizi… come un poeta incanta i suoi lettori con la lirica del suo sublime annerire la carta, allo stesso modo, il cantore incanta la platea con versi suggestivi. Che importa se nella realtà è diverso, se ciò che traccia sul foglio immacolato è puro frutto di immaginazione.
Anzi, tanto più riesce con la parola – verbale o scritta – tanto più copre la sua incongruenza.
Quanti esempi di persone dai nobili gesti, che tali restano, però.
Abbiamo costruito e stiamo consolidando una società irreale… fondata sull’apparenza.
E chi non parla?
Chi non usa l’arte affabulatoria?
Ahi meschino, che inutilità!
Parole urlanti chiede la sorda società, vere o false, la discriminante è irrilevante.
Parole urlanti che urlano anche quando sussurrano. Basta saperle pronunciare, comporre armoniosamente.
Il resto è noia e chi tace acconsente.
È normale, in questa società, diventare invisibili, trasparenti: se non urli non ti “vedono”, non esisti, a nulla servirà il tuo cuore e i tuoi contenuti. Sei un contenitore pieno, troppo pieno di cose vere per essere aperto.
È normale che l’apparenza conti più dell’essenza.
È normale diventare anoressici in questo mondo che adula l’immagine, la facciata, un contenitore… Similmente, una mano che sa scrivere bei versi, una suggestiva lirica, o una bocca che sa parlare, sopravvive, se non emerge.
Se non sai urlare, sei invisibile, non esisti e tutto il resto è noia.
È normale volersi stordire, massacrare prima che lo facciano gli altri, se non altro, per il privilegio di scegliere lo strumento di annientamento.
Lascia stare, non sforzarti di capire, non ti crucciare.
È normale che dove finiscano i tuoi pensieri, debba in qualche modo iniziare una corda.
Sì, è normale che il tuo pensiero muto incontri una corda.
Non sono che il contabile dell’ombra di me stesso
se mi vedete qui a volare
è che so staccarmi da terra e alzarmi in volo
come voialtri stare su un piede solo
difficile non è partire contro il vento
ma casomai senza un saluto.Non sono che l’anima di un pesce con le ali
volato via dal mare per annusare le stelle
difficile non è nuotare contro la corrente
ma salire nel cielo e non trovarci niente.Dal mio piccolo aereo di stelle io ne vedo
seguo i loro segnali e mostro le mie insegne
la voglio fare tutta questa strada
fino al punto esatto in cui si spegne.
(Ivano Fossati)
Paura…
paura e delirio
e silenzio.
Osservo, leggo, ascolto ed ho paura.
E torno a blindarmi
Brividi, incupimento. Invisibili peli che si rizzano dai brividi, come freddo, brrrr che freddo!
Urli, rumore
Voci stridenti che sentenziano: “questo è giusto” “Quello è bello” (mica è di mio gusto. No, è bello e basta!)
“quello è patetico”, “quello è cretino”, già, cretino è chi non si uniforma al tuo pensiero.
Odore di sentenze
Il dito puntato addosso, è più crudele di una lama che ti trafigge.
Giudici, opinionisti, tuttologi; frettolosi, distratti, sordi, soprattutto sordi,
presi dall’ansia di dire e decretare.
Smarrimento
pensieri confusi, emisfero destro in conflitto con il sinistro… caos!
Devo andare
Tutto è così normale, così ordinatamente inconsistente.
L’inconsistenza dei rapporti, delle scelte, della vita… azioni reazioni controreazioni.
Fragili impauriti arroccati, aggressivi in difesa, urlatori suadenti, silenti osservanti.
Sto come d’autunno sugli alberi… una foglia tremante che cadrà prima o poi.
Paura!
Il mio amico mi ripete:
- esci Sant’Iddio! Esci dalla tua tana, vai, incontra gente, chiacchiera, parla!
- E con chi, con gli alberi? – rispondo io.
Ho paura amico, non l’hai ancora capito?
