SignoraAnonima on febbraio 6th, 2009

Fonti: Ansa and more

Un’ora fa:  ll testo del decreto legge sul caso Eluana sarebbe pronto: poche righe e un solo articolo per impedire a chiunque la cessazione della somministrazione di acqua e alimentazione (”L’alimentazione e l’idratazione, in quanto forme di sostegno vitale  e fisiologicamente finalizzate ad alleviare le sofferenze, non possono in alcun caso essere rifiutate dai soggetti interessati o sospese da chi assiste soggetti non in grado di provvedere a se stessi”).

Ieri: ROMA – La dolorosa vicenda umana di Eluana Englaro non si risolverà, salvo colpi di scena, con un decreto del governo. Silvio Berlusconi ha a lungo riflettuto sulla possibilità di impedire, con un atto dell’esecutivo, l’interruzione della nutrizione forzata per la ragazza lombarda, in stato vegetativo da venti anni dopo un’incidente d’auto. Ma, a sera, l’ipotesi del decreto tramonta. E il governo, di fronte a forti pressioni interne ed esterne per intervenire, cerca altre strade. Magari una ’soluzione amministrativa’ da prospettare  in Consiglio dei ministri. Una bozza di decreto era pronta, nero su bianco, sul tavolo del premier: un solo articolo, con “disposizioni urgenti in materia di alimentazione ed idratazione”.

A stopparla, fa trapelare la maggioranza, la contrarietà del capo dello Stato Giorgio Napolitano, convinto che il decreto non sia strumento legislativo adatto ad un caso del genere. Il Colle non conferma né smentisce. Il Quirinale, di fronte alla richiesta informale di un’opinione sulla possibilità di intervenire per decreto, avrebbe manifestato i suoi dubbi, restando in attesa di conoscere la formulazione del testo. D’altra parte, più volte anche recentemente Napolitano ha indicato l’esigenza di colmare il vuoto legislativo sul testamento biologico, attraverso un confronto parlamentare sereno e pacato.

Il confronto istituzionale conduce – almeno fino alla tarda serata – alla scelta di non portare domani in Consiglio dei ministri il provvedimento.
Anche per il silenzio della Legala netta contrarietà di pezzi di maggioranza ed opposizione,
il dissenso di Gianfranco Fini (“sarebbe un grave errore”, invita a riflettere l’esecutivo il presidente della Camera), i rilievi giuridici e scientifici.
E, pare, anche per un paio di sondaggi stando ai quali una mossa del genere da parte del governo sarebbe sgradita anche alla maggioranza degli italiani.

Resta però il pressing pesante su Berlusconi da parte dei ministri, Maurizio Sacconi in testa, da giorni schierati nella battaglia per far vivere a qualunque costo Eluana.

E ci sono gli innumerevoli appelli, anche odierni, di alti prelati d’Oltretevere e di associazioni cattoliche, che Berlusconi non avrebbe voluto disattendere. Alla fine, sul piatto della bilancia, tutto ciò non ha pesato abbastanza da consentire al premier di percorrere la strada del decreto. Forse anche per l’intima convinzione di Berlusconi - espressa anche poco più di un mese fa, nella conferenza stampa di fine anno dove arrivò quasi a sconfessare il ministro Sacconi – che su vicende come questa non sia auspicabile un diretto intervento del governo. Concetto assai simile a quello espresso dal leader del Pd, Walter Veltroni: “Questa è una materia molto delicata sulla quale credo la politica debba fare un passo indietro e lasciare che le cose siano determinate da questi unici due fattori oggettivi: l’amore dei genitori per Eluana e le sentenze. Non è materia su cui fare colpi di scena propagandistici”.
La pensa cosi’ anche Stefania Prestigiacomo, ministro dell’Ambiente: ”La politica scelga il silenzio”.

A favore di un intervento del governo si schiera invece Pier Ferdinando Casini,
leader dell’Udc. Per Maurizio Sacconi, ministro del Welfare: ”Sarebbe paradossale
che Eluana Englaro dovesse essere l’unica persona a morire sulla base di una
volonta’ presunta”.

Il testo era comunque scritto e, nel braccio di ferro per ottenere l’ok al decreto, ne erano emersi i contenuti.
“In attesa dell’approvazione di una completa e organica disciplina legislativa in materia di fine vita – recitava la bozza di decreto – l’alimentazione e l’idratazione, in quanto forme di sostegno vitale e fisiologicamente finalizzate ad alleviare le sofferenze, non possono in alcun caso essere rifiutate dai soggetti interessati o sospese da chi assiste soggetti non in grado di provvedere a se stessi”. Un confine posto tra la vita e la morte in extremis, a poche ore dall’inizio del protocollo che sta per essere avviato per Eluana Englaro, nella clinica ‘La Quiete’ di Udine. Ora, in alternativa al decreto, il ministro della Salute Sacconi sta tentando altre vie, di tipo amministrativo. “Valutiamo la possibilità di fare ispezioni nella clinica di Udine e verificare che questa operi nella legalità, cosa di cui non siamo certi – aveva spiegato al mattino anche il sottosegretario alla Salute, Eugenia Roccella – Aspettiamo ulteriori informazioni dal presidente della Regione, Tondo.
La Procura di Udine dovrebbe anche verificare le testimonianze di amici e parenti sulla volonta’ espressa da Eluana prima del grave incidente che l’ha colpita diciassette anni fa.
La decisione di nuove verifiche e’ stata presa dalla Procura dopo la presentazione di alcuni esposti a polizia, carabinieri e alla Procura stessa che nel frattempo ha acquisito ieri la cartella clinica di Eluana.

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http://www.lucacoscioni.it/node/7131

Caro Presidente, scrivo a Lei, e attraverso Lei mi rivolgo anche a quei cittadini che avranno la possibilità di ascoltare queste mie parole, questo mio grido, che non è di disperazione, ma carico di speranza umana e civile per questo nostro Paese. Fino a due mesi e mezzo fa la mia vita era sì segnata da difficoltà non indifferenti, ma almeno per qualche ora del giorno potevo, con l’ausilio del mio computer, scrivere, leggere, fare delle ricerche, incontrare gli amici su internet. Ora sono come sprofondato in un baratro da dove non trovo uscita.

La giornata inizia con l’allarme del ventilatore polmonare mentre viene cambiato il filtro umidificatore e il catheter mounth, trascorre con il sottofondo della radio, tra frequenti aspirazioni delle secrezioni tracheali, monitoraggio dei parametri ossimetrici, pulizie personali, medicazioni, bevute di pulmocare. Una volta mi alzavo al più tardi alle dieci e mi mettevo a scrivere sul pc. Ora la mia patologia, la distrofia muscolare, si è talmente aggravata da non consentirmi di compiere movimenti, il mio equilibrio fisico è diventato molto precario. A mezzogiorno con l’aiuto di mia moglie e di un assistente mi alzo, ma sempre più spesso riesco a malapena a star seduto senza aprire il computer perchè sento una stanchezza mortale. Mi costringo sulla sedia per assumere almeno per un’ora una posizione differente di quella supina a letto.

Tornato a letto, a volte, mi assopisco, ma mi risveglio spaventato, sudato e più stanco di prima. Allora faccio accendere la radio ma la ascolto distrattamente. Non riesco a concentrarmi perché penso sempre a come mettere fine a questa vita. Verso le sei faccio un altro sforzo a mettermi seduto, con l’aiuto di mia moglie Mina e mio nipote Simone. Ogni giorno vado peggio, sempre più debole e stanco. Dopo circa un’ora mi accompagnano a letto. Guardo la tv, aspettando che arrivi l’ora della compressa del Tavor per addormentarmi e non sentire più nulla e nella speranza di non svegliarmi la mattina. Io amo la vita, Presidente. Vita è la donna che ti ama, il vento tra i capelli, il sole sul viso, la passeggiata notturna con un amico.

Vita è anche la donna che ti lascia, una giornata di pioggia, l’amico che ti delude. Io non sono né un malinconico né un maniaco depresso – morire mi fa orrore, purtroppo ciò che mi è rimasto non è più vita – è solo un testardo e insensato accanimento nel mantenere attive delle funzioni biologiche. Il mio corpo non è più mio … è lì, squadernato davanti a medici, assistenti, parenti. Montanelli mi capirebbe. Se fossi svizzero, belga o olandese potrei sottrarmi a questo oltraggio estremo ma sono italiano e qui non c’è pietà.

Starà pensando, Presidente, che sto invocando per me una “morte dignitosa”.

No, non si tratta di questo. E non parlo solo della mia, di morte.  La morte non può essere “dignitosa”; dignitosa, ovvero decorosa, dovrebbe essere la vita, in special modo quando si va affievolendo a causa della vecchiaia o delle malattie incurabili e inguaribili.

La morte è altro. Definire la morte per eutanasia “dignitosa” è un modo di negare la tragicità del morire. È un continuare a muoversi nel solco dell’occultamento o del travisamento della morte che, scacciata dalle case, nascosta da un paravento negli ospedali, negletta nella solitudine dei gerontocomi, appare essere ciò che non è.

Cos’è la morte? La morte è una condizione indispensabile per la vita. Ha scritto Eschilo: “Ostico, lottare. Sfacelo m’assale, gonfia fiumana. Oceano cieco, pozzo nero di pena m’accerchia senza spiragli. Non esiste approdo”. L’approdo esiste, ma l’eutanasia non è “morte dignitosa”, ma morte opportuna, nelle parole dell’uomo di fede Jacques Pohier.

Opportuno è ciò che “spinge verso il porto”; per Plutarco, la morte dei giovani è un naufragio, quella dei vecchi un approdare al porto e Leopardi la definisce il solo “luogo” dove è possibile un riposo, non lieto, ma sicuro. In Italia, l’eutanasia è reato, ma ciò non vuol dire che non “esista”: vi sono richieste di eutanasia che non vengono accolte per il timore dei medici di essere sottoposti a giudizio penale e viceversa, possono venir praticati atti eutanasici senza il consenso informato di pazienti coscienti.

Per esaudire la richiesta di eutanasia, alcuni paesi europei, Olanda, Belgio, hanno introdotto delle procedure che consentono al paziente “terminale” che ne faccia richiesta di programmare con il medico il percorso di “approdo” alla morte opportuna. Una legge sull’eutanasia non è più la richiesta incomprensibile di pochi eccentrici.

Anche in Italia, i disegni di legge depositati nella scorsa legislatura (ante 2006) erano già quattro o cinque. L’associazione degli anestesisti, pur con molta cautela, ha chiesto una legge più chiara; il recente pronunciamento dello scaduto (e non ancora rinnovato) Comitato Nazionale per la bioetica sulle Direttive Anticipate di Trattamento ha messo in luce l’impossibilità di escludere ogni eventualità eutanasica nel caso in cui il medico si attenga alle disposizioni anticipate redatte dai pazienti.

Anche nella diga opposta dalla Chiesa si stanno aprendo alcune falle che, pur restando nell’alveo della tradizione, permettono di intervenire pesantemente con le cure palliative e di non intervenire con terapie sproporzionate che non portino benefici concreti al paziente. L’opinione pubblica è sempre più cosciente dei rischi insiti nel lasciare al medico ogni decisione sulle terapie da praticare. Molti hanno assistito un famigliare, un amico o un congiunto durante una malattia incurabile e altamente invalidante ed hanno maturato la decisione di, se fosse capitato a loro, non percorrere fino in fondo la stessa strada. Altri hanno assistito alla tragedia di una persona in stato vegetativo persistente.

Quando affrontiamo le tematiche legate al termine della vita, non ci si trova in presenza di uno scontro tra chi è a favore della vita e chi è a favore della morte: tutti i malati vogliono guarire, non morire. Chi condivide, con amore, il percorso obbligato che la malattia impone alla persona amata, desidera la sua guarigione. I medici, resi impotenti da patologie finora inguaribili, sperano nel miracolo laico della ricerca scientifica. Tra desideri e speranze, il tempo scorre inesorabile e, con il passare del tempo, le speranze si affievoliscono e il desiderio di guarigione diventa desiderio di abbreviare un percorso di disperazione, prima che arrivi a quel termine naturale che le tecniche di rianimazione e i macchinari che supportano o simulano le funzioni vitali riescono a spostare sempre più in avanti nel tempo. Per il modo in cui le nostre possibilità tecniche ci mantengono in vita, verrà un giorno che dai centri di rianimazione usciranno schiere di morti-viventi che finiranno a vegetare per anni.

Noi tutti probabilmente dobbiamo continuamente imparare che morire è anche un processo di apprendimento, e non è solo il cadere in uno stato di incoscienza. Sua Santità, Benedetto XVI, ha detto che “di fronte alla pretesa, che spesso affiora, di eliminare la sofferenza, ricorrendo perfino all’eutanasia, occorre ribadire la dignità inviolabile della vita umana, dal concepimento al suo termine naturale”. Ma che cosa c’è di “naturale” in una sala di rianimazione? Che cosa c’è di naturale in un buco nella pancia e in una pompa che la riempie di grassi e proteine? Che cosa c’è di naturale in uno squarcio nella trachea e in una pompa che soffia l’aria nei polmoni? Che cosa c’è di naturale in un corpo tenuto biologicamente in funzione con l’ausilio di respiratori artificiali, alimentazione artificiale, idratazione artificiale, svuotamento intestinale artificiale, morte-artificialmente-rimandata? Io credo che si possa, per ragioni di fede o di potere, giocare con le parole, ma non credo che per le stesse ragioni si possa “giocare” con la vita e il dolore altrui.

Quando un malato terminale decide di rinunciare agli affetti, ai ricordi, alle amicizie, alla vita e chiede di mettere fine ad una sopravvivenza crudelmente ‘biologica’ – io credo che questa sua volontà debba essere rispettata ed accolta con quella pietas che rappresenta la forza e la coerenza del pensiero laico. Sono consapevole, Signor Presidente, di averle parlato anche, attraverso il mio corpo malato, di politica, e di obiettivi necessariamente affidati al libero dibattito parlamentare e non certo a un Suo intervento o pronunciamento nel merito.

Quello che però mi permetto di raccomandarle è la difesa del diritto di ciascuno e di tutti i cittadini di conoscere le proposte, le ragioni, le storie, le volontà e le vite che, come la mia, sono investite da questo confronto. Il sogno di Luca Coscioni era quello di liberare la ricerca e dar voce, in tutti i sensi, ai malati. Il suo sogno è stato interrotto e solo dopo che è stato interrotto è stato conosciuto. Ora siamo noi a dover sognare anche per lui.

Il mio sogno, anche come co-Presidente dell’Associazione che porta il nome di Luca, la mia volontà, la mia richiesta, che voglio porre in ogni sede, a partire da quelle politiche e giudiziarie è oggi nella mia mente più chiaro e preciso che mai: poter ottenere l’eutanasia. Vorrei che anche ai cittadini italiani sia data la stessa opportunità che è concessa ai cittadini svizzeri, belgi, olandesi. Piergiorgio Welby – la risposta del Presidente della Repubblica
Giovedì, 21 September, 2006

E per i firmatari degli appelli al Capo dello Stato, ecco la sua risposta:

Caro Welby,

ho ascoltato e letto con profonda partecipazione emotiva l’appello che lei ha voluto pubblicamente rivolgermi. Ne sono stato toccato e colpito come persona e come Presidente.

Lei ha mostrato piena comprensione della natura e dei limiti del ruolo che il Parlamento mi ha chiamato ad assolvere, secondo il dettato e lo spirito della nostra Costituzione.

Penso che tra le mie responsabilità vi sia quella di ascoltare con la più grande attenzione quanti esprimano sentimenti e pongano problemi che non trovano risposta in decisioni del governo, del Parlamento, delle altre autorità cui esse competono. E quindi raccolgo il suo messaggio di tragica sofferenza con sincera comprensione e solidarietà. Esso può rappresentare un’occasione di non frettolosa riflessione su situazioni e temi, di particolare complessità sul piano etico, che richiedono un confronto sensibile e approfondito, qualunque possa essere in definitiva la conclusione approvata dai più.

Mi auguro che un tale confronto ci sia, nelle sedi più idonee, perché il solo atteggiamento ingiustificabile sarebbe il silenzio, la sospensione o l’elusione di ogni responsabile chiarimento.

Con sentimenti di rinnovata partecipazione,

Giorgio Napolitano  (settembre 2006)

Lo dico o non lo dico? Serve a niente, ma lo dico:
Welby ha lottato ed è morto durante la precedente legislatura, notoriamente o solo ufficialmente meno condizionabile dalle pressioni vaticane e non è successo… nulla: hanno preferito il ben più comodo silenzio. Peccato.

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5 Responses to “Aspettando…”

  1. Ciao signora anonima,
    ci siamo persi un po´ di vista, e mi dispiace. Spero di recuperare il tempo perduto. Cerco idee, opinioni ed emozioni non convenzionali rispetto a una realtá troppo grigia per i miei gusti. So che da parte tua posso trovare il giusto appoggio.
    A presto
    Sandro

  2. Ciao. Vorrei sapere se stai bene. Contattami se puoi. :-)

  3. Ciao. Vorrei sapere se stai bene. Contattami se puoi. :-)

    Ciao Chiara, ti ringrazio per l’interesse.
    È un periodo difficile: sono sovraccarica di impegni. Forse ho accettato un po’ troppe proposte – confidando sulla mia enorme energia mentale – ed ora sono scoppiata…
    O forse, più verosimilmente, non ci credo più. Potrei farcela se ci credessi, ma – e qui sta il punto – l’attuale svogliatezza deriva da una malattia che si chiama scazzo e perdona il francesismo.

    Non ci credo più, Chiara, sono stanca di nuotare in un oceano di ipocrisia, di finte disponibilità, di millantatori, di opportunisti…
    e non è – si badi – un fatto personale, no. Mi incupiscono i temi politici, morali, sociali, culturali… la vita, insomma. È che ho la sensazione dell’inutilità di ogni progetto.

    Il mese scorso, sono stata contattata da altri 3 magazine, per scrivere argomenti… bè, i miei: rispettivamente storia, comunicazione, e di taglio giornalistico. Ho accettato, ma vuoi sapere com’è finita?
    Che ho chiesto tempo, e, a distanza di settimane, non mi sono fatta risentire. Questo mi spiace perché ero sinceramente lusingata, ma, in questo periodo, come vedi, non riesco neppure a scrivere qualcosa su questo blog.

    I rapporti pregressi li mantengo ma ho diradato tantissimo le pubblicazioni. Che fare? No, non parlarmi di vacanza, perché la mia mente non stacca mai.
    Sono nata così, iperattiva e ogni tanto pago questo scotto.
    Magari fra qualche giorno riprenderò vigore, o domani, chissà. Ma per ora, sono in osservazione passiva.

    Ecco, vedi? Volevo risponderti in due righe, ma poi è bastato mettere le dita sulla tastiera et voilà. :-)

    Con affetto, mia cara.

  4. So che da parte tua posso trovare il giusto appoggio.
    A presto
    Sandro

    Sono lusingata, anche se, come ho scritto poc’anzi, sono in un periodo no.
    Ma prima o poi… :-)
    Grazie.

  5. I periodi “no” vengono, vanno e spesso purtroppo ritornano,
    fanno parte del tempo e della vita.
    L’importante è però il non farsi sopraffare, non soccombere al panico.
    Nuotare, magari annaspare nel mare nero della notte, ma mai farsi travolgere, domani ci sarà forse una nuova alba ed un nuovo giorno.
    L’onda del destino a ben pensarci arriva casuale, ma a volte andiamo noi stessi a cercarla.
    Poco importa, quel che conta è risalire sulla cresta dell’onda e ricominciare da dove ci si era interrotti.
    Vane parole al vento …forse o forse chissà, tracce di un tempo passato e mai dimentico.

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