Duval on agosto 21st, 2008

Io credo che, nel corso della propria esistenza terrena, ogni individuo maturi, consciamente o inconsciamente, una filosofia esistenziale basata sul ritmo del proprio pensiero.
La maggior parte attingendo ad esperienze personali, altri elaborando ed adattando il pensiero altrui.
Schematizzando mi pare di poter affermare che il pensiero filosofico nutre e viene nutrito da tre momenti specifici: Estetica, Etica e Religione.

I percorsi e le interconnessioni fra le tre fasi citate sono stati profondamente indagati, ad esempio, da Hegel e da Kierkegaard.
Fin dalla nascita, per evoluzione dal Caso o per creazione da un Dio, all’Uomo Pensatore è stata offerta libertà in merito all’adesione temporanea o definitiva ad una delle tre scelte di vita: Estetica, Etica o Religiosa.
Libertà condizionata tuttavia, in ogni tempo ed in ogni luogo, dal Premio o dal Castigo per chi aderisse o meno al percorso programmatico di ripudio dell’Estetica, del passaggio all’Etica per approdare infine alla salvifica Religione.
E sulla speranza del Premio o sul terrore del Castigo, hanno campato, ed ancora campano, Pochi su Molti.
Bene, io vorrei qui dar conto del mio giudizio sull’essenza dell’Estetica come valore assoluto che non si nobilita nell’Etica ma vi si fonde, annullando le necessità della Religione; una sorta di percorso inverso al pensiero universale.
Vorrei sdoganare definitivamente ciò che viene vissuto come fiabescamente lontano dalla buona morale quotidiana, e tuttavia oscuramente gustato dal sottile piacere di una perenne attrattiva: la concezione estetizzante della vita che si appaga di piaceri e stimoli sensoriali.
Io vorrei rendere tutti partecipi del valore di una esistenza Estetica che succhia il suo nettare dai fiori dell’immediato offerti dall’edonismo, dall’erotismo, e dall’estetismo; una esistenza che si appaga di sé stessa in simbiosi con l’Etica ed al di fuori della Religione. In altri tempi avrei dovuto affrontare scomunica e pubblico ludibrio, ma sto solo argomentando del superamento dell’ipocrisia e della rinascita della materia con le proprie istanze; immorale non è la ricerca di una esistenza estetizzante, immorale è respingere pervicacemente un invito che senza posa viene rinnovato nei modi più seducenti.
La sublimazione dell’edonismo, dell’erotismo e dell’estetismo verso traguardi etici e religiosi è stata, ed ancora è, la grande utopia dell’avventura umana, manipolata ad arte da chi, lui si immorale, ne ha tratto vantaggi personali.
Chi abbandona l’estetismo e l’edonismo per una improbabile esistenza futura votata all’etica sacrificale ed alla religione fideistica si condanna automaticamente ad una malinconica infelicità, dimentica la spontaneità dei gesti e del pensiero, e non raggiunge quella serenità interiore, vanamente agognata, che solo nasce dall’equilibrio delle proprie soddisfazioni e dalla gioia di riversarle nel mondo.
Qual è dunque il fondamento di una vita estetica? E’, anch’essa, una filosofia esistenziale, una possibile scelta di vita per troppo tempo posta in vivo conflitto con altre filosofie. L’istanza estetica di vivere per il piacere, dalla sensualità all’arte, dal cibo all’ebreo errante non confligge, nella mia visione, con alcuna istanza etica, per come io intendo l’etica.
In questa ottica i temi della fenomenologia estetica sono vari e numerosi; soffermiamoci per comodità su quello che viene generalmente considerato dominante: l’amore, più precisamente il piacere d’amore, essendo il piacere il fine ultimo dell’amore estetico.
Io, Homo Ludens, desidero concedermi una serata di sesso; sesso giocato allo scoperto, privo di implicazioni sentimentali e culturali; gioco che distilla e concentra il piacere fra le effimere, coscienti e consenzienti maschere di seduttore e sedotta.
Non può esservi altra sedotta, in questa gioiosa parentesi di vita estetica, che non sia la Puttana; e non può esservi altro medium in questa rappresentazione che il compenso in denaro.
Essa sarà dispensatrice di piacere fondendo così l’Etica della donatrice all’Estetica del ricevente.

[Articolo scritto da Duval]

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