SignoraAnonima on Settembre 25th, 2008

La nascita del mito ariano e dell’antisemitismo

Qui la seconda parte

La nascita della Nazione-Stato

La frammentata storia europea trova il suo primo modello compiuto di Nazione-Stato nella Francia della Rivoluzione, dove per la prima volta la nazione cessa di essere un aggregato senza diritti politici. Nella Francia giacobina, prevale l’elemento politico-giuridico su quello etnico e l’elemento caratterizzante è dato, appunto, dal giuramento di fedeltà alla carta costitutiva, alla Dichiarazione dei diritti del cittadino. Rispetto delle leggi e godimenti dei diritti politici e civili. L’unità nazionale e linguistica nascono in Francia con l’obiettivo di consolidare le conquistate libertà civili.

Diverso è il caso di quelle nazioni che non avevano alle spalle - come già la Francia e l’Inghilterra - uno Stato unitario. In Germania, soprattutto, il sentimento di unità linguistica era particolarmente sviluppato. Il ruolo della lingua nella costruzione di un’idea nazionale in Germania, precede, al contrario della Francia, quello politico-giuridico: l’idea della nazione come Kulturnation, era forte e prevalente per la coesione culturale dalla quale poi si sarebbe potuta costruire la preparazione ideologica.

Sentimento che affonda le sue origini nel Cinquecento con la riforma luterana. Si pensi alla polemica contro il papa straniero e alla promozione della lingua tedesca nella liturgia, nella traduzione della Bibbia. Nella Riforma si trovano le prime tracce dell’antiebraismo con caratteristiche moderne, già riscontrabili in Erasmo da Rotterdam, l’umanista universalmente riconosciuto come l’anticipatore dell’ideale illuministico della tolleranza.

Ma è il padre, promotore della Riforma, Martin Lutero a parlare di empietà ebraica: convertire gli ebrei è letteralmente impossibile, perché il loro razzismo per la supposta nobiltà di nascita e presunzione di superiorità nei confronti dei cristiani, è irriducibile. Lutero condanna ogni dottrina volta ad assegnare alla nascita per sangue un qualunque significato di valore e reclama eguale nobiltà per ogni essere umano.
La sua sentenza è feroce: «condannati dall’ira divina al demonio, il quale li ha privati non solo della corretta comprensione delle Scritture, ma anche della comune ragione umana, della vergogna e del buon senso». Privati così dell’uso della ragione, gli ebrei incarnano il male assoluto del demonio, per cui ogni efferatezza è doverosa.
Contemporaneamente Lutero dopo aver condannato i cristiani per non aver «vendicato il sangue innocente» di Cristo, elenca le misure da adottare:

dare fuoco alle loro sinagoghe o scuole;
distruggere e smantellare anche le loro case;
portare via a loro tutti i libri di preghiere e i testi talmudici;
proibire ai loro rabbini - pena la morte - di continuare a insegnare;
abolire completamente per gli ebrei il salvacondotto per le strade… Essi devono rimanere a casa;
proibire loro l’usura;
mandarli a coltivare i campi.

Ma la misura migliore, secondo Lutero, sarebbe la separazione: «Devono essere cacciati dalla nostra terra».
Non a caso, in occasione delle celebrazioni del 450° anniversario della sua nascita - nel 1933 - Lutero trionfava accanto ad Hitler.

Il calvinismo, invece, più tollerante, non ostacola l’insediamento degli ebrei nelle città olandesi e svizzere, al pari dell’Inghilterra, che - escluse le cariche pubbliche - garantiva loro libertà di culto e di professione.

Più avanti, un’altra scuola di pensiero, di cui Voltaire è il capofila, diffonde la sua dottrina antiebraica. Il pensatore francese, infatti, anche se utilizzava la condanna dell’ebraismo per colpire le radici della religione cristiana - la concezione deistica di Voltaire era finalizzata alla critica del cristianesimo, inteso come fonte di intolleranza e di guerra e quindi ostacolo allo sviluppo storico dell’umanità (schiacciate l’infame era il suo motto contro la confessione cattolica) - mostra una crudezza insospettabile. Nel suo Dizionario si legge che gli ebrei hanno come unica scienza l’usura, l’intolleranza, l’avarizia e non conoscendo l’immortalità dell’anima, non temono il castigo eterno per le colpe terrestri, non sono capaci di darsi leggi morali.
Del resto è nota l’avversione di Voltaire per ogni religione rivelata, tanto quanto per l’ateismo. «L’esistenza di Dio può essere dimostrata con la ragione… Se Dio non esistesse, bisognerebbe inventarlo, ma tutta la natura ci grida che esiste»

Il tedesco, popolo originario

L’occupazione napoleonica della Germania crea contrapposizione fra l’idea nazionale francese e quella tedesca: alla nazione illuministica dei diritti di cittadinanza, fondata sull’adesione a princìpi astratti e universali, i romantici tedeschi oppongono una concezione metapolitica e metastorica della nazione come luogo che riunisce tradizione e cultura entro un certo territorio.
Il mito del sangue e della terra emerge dalla profondità di un popolo umiliato e ferito dall’occupazione straniera (motivo che si riproporrà drammaticamente alla conclusione del primo conflitto mondiale).

Si delinea la «mescolanza di nazionalismo spiritualista e di scientismo materialista da cui deriverà il determinismo razzista».

La contrapposizione illuminismo-romanticismo si fonda su questa dialettica: all’ideale razionalistico della nazione liberal-democratica, si oppongono i romantici sentimenti primordiali e la originaria natività.

Uno dei maggiori contributi alla diffusione della dottrina basata sul concetto del Wolkseist, l’anima profonda del popolo che discende dalla lingua e dai costumi, che precede la formazione di uno Stato e resiste alla sua distruzione: gli «Stati possono venir sconfitti, ma la nazione dura», arriva da Herder.
E lo stesso, che aveva espresso posizioni contro la discriminazione razziale, considera gli ebrei al pari di una nazione straniera, la cui diaspora nasce dalla mancanza di un autentico amor patrio.

La dottrina dell’Urwolk-Ursprache ha il suo principale esponente in Fichte - di formazione giacobina - che accusa Napoleone di aver tradito, con il suo dispotismo e l’occupazione di paesi non suoi, gli ideali della Rivoluzione.

Ed è proprio sull’ideale illuminista della libertà che Fichte costruisce il suo ragionamento che conduce al primato tedesco: «I tedeschi sono un ramo dei germani, i quali, accoppiarono l’ordine sociale, fondato nella vecchia Europa, colla vera religione, conservatasi nella vecchia Asia, così da sviluppare un’era nuova», il Medioevo.

Ma con una differenza tra i tedeschi e gli altri popoli di stirpe germanica (compresi gli scandinavi ed esclusi gli slavi): i tedeschi rimasero nelle sedi primitive del popolo originario, mentre gli altri migrarono. I primi conservarono la loro lingua e la svilupparono; i secondi adottarono una lingua straniera.
Da questo deriverebbero altre differenze, quali, ad esempio, il mantenimento dell’antica usanza germanica della «confederazione statale sottoposta a sovranità con potere limitato», mentre i germani emigrati in sedi straniere avrebbero assorbito l’usanza romana di passare «più facilmente alla forma monarchica».
Con ciò Fichte respinge la teoria che la diversità delle sedi possa avere un ruolo nella diversificazione delle razze. Esclude che l’uomo possa ricostruire una patria «sotto qualsiasi lembo di cielo» né, tanto meno, condivide la tesi della degenerazione della razza in seguito agli incroci, per cui «nessun popolo svoltosi da stirpe germanica può vantar sull’altro una maggior purezza di razza!».

Dall’antitesi tra i tedeschi e i «popoli di schiatta germanica», deriva l’antitesi tra i caratteri nazionali.
La dottrina di Fichte sul «popolo originario» influenzerà le generazioni successive per oltre un secolo.
Siamo nel 1808.

Il passaggio dall’antigiudaismo teologico, al moderno antisemitismo avviene in questo periodo storico.

[Continua...]

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3 Responses to “Il falso ideologico - parte III”

  1. Bel post, i miei complimenti.
    Se non ricordo male i calvinisti credevano solo nella loro salvezza ( in quanto eletti). La salvezza era solo per i predestinati. Quindi, se vogliamo si sentivano molto piu’ “nobili” degli stessi ebrei.
    Rimane da capire quindi perchè Martin Lutero si scaglio’ contro gli ebrei e non contro i calvinisti.

    n.b.: se vuoi ti inserisco nel mio blogroll ( mi piacciono i tuoi post)

    :-)

  2. Signora anonima, ti ringrazio di essere passata da me. Vedo che siamo sulla stessa lunghezza d’onda. Hai perfettamente ragione, manca la memoria storica (e stanno facendo di tutto per cancellarla).

  3. @ Luce Vera
    Prima di tutto mi scuso per la latitanza, che non ha giustificazioni, se non le solite.

    Rimane da capire quindi perchè Martin Lutero si scaglio’ contro gli ebrei e non contro i calvinisti.

    Non dimentichiamo cosa c’era alla base: gli ebrei non discendevano dalla stirpe germanica. :-)

    Sul punto nb: grazie, molto gentile e gradito il tuo complimento.

    @ Gaja
    Ma ti pare? Di link in link sono atterrata sul tuo suolo, mi sono guardata attorno e poi il tema che trattavi mi ha “rapita”.
    Naturalmente sai che condivido.

    A presto

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