Dall’antiebraismo religioso allo sviluppo delle scienze naturali “positive” applicate all’osservazione delle differenze fra i popoli
L’antiebraismo religioso
Nella storia della discriminazione, la questione ebraica, all’interno di stati interamente cristiani, costituisce un capitolo particolare.
Avversati con motivazioni teologiche, gli ebrei residenti negli Stati cristiani - ma successivamente anche gli ebrei negli Stati arabi musulmani, i cosiddetti dhimmi – subiscono discriminazioni giuridiche, sociali, economiche.
Esposti al risentimento popolare, diventano il capro espiatorio di molte tensioni sociali ed economiche.
Le restrizioni al diritto di proprietà e alla possibilità di esercitare liberamente molte professioni li specializza in alcune attività – il commercio, il prestito di denaro fino alla pratica dell’usura – che ne aumentano l’impopolarità. L’istituzione dei ghetti, nata per separare i cristiani dagli ebrei, viene giustificata dallo Stato Pontificio con l’esigenza di garantire agli ebrei la protezione della Chiesa dalle violenze popolari.
Tuttavia, la radice di tale prolungata pratica discriminatoria, talvolta sfociata in veri e propri linciaggi di massa, non può essere classificata come propriamente razzista: nella teologia cristiana, il semplice battesimo è sufficiente per affrancare l’ebreo dalla sua condizione di minorità e di “errore”, ed essere accolto in seno alla comunità.
L’antiebraismo religioso ha in questo una differenza sostanziale con l’antisemitismo razzista, eccezion fatta per la Spagna post-reconquista, che emanò gli Statuti della purezza del sangue: l’ostruzionismo delle classi dirigenti cattoliche spagnole rispetto all’ascesa dei conversos ebrei o musulmani si traduce in un provvedimento chiaramente razzista, inquadrabile come il primo provvedimento di politica razziale adottato da uno stato europeo in età moderna, secondo cui il pieno godimento dei diritti appartiene solo ai cittadini di sangue limpio, puro. Mentre chi ha origini diverse, pur convertito, mantiene una sorta di peccato originale, e ciò è in netto contrasto con la dottrina cattolica.
La retrocessione dell’uomo al regno animale
A sostenere che i conversos spagnoli siano stati le prime vittime della persecuzione razziale in Europa è George Mosse. Ma è vero anche che la politica spagnola verso i “cristiani ebrei” scomparve nel tempo e non costituì un precedente valido per il resto dell’Europa.
Dunque le basi del razzismo europeo affondano le radici nelle correnti intellettuali che nell’Europa Occidentale e Centrale acquistarono importanza durante il XVIII secolo: le nuove scienze dell’illuminismo e il risveglio pietistico del cristianesimo.
Il dato nuovo è che gli eruditi dell’epoca, per la prima volta sottraggono l’umanità alla sfera della storia religiosa, perché fino ad allora l’uomo non era stato pensato come parte della storia naturale e delle discipline a questa afferenti, in quanto veniva posto all’interno di un disegno provvidenziale.
Da questa cesura si muovono gli studi sull’uomo, al pari degli altri animali, o di qualunque altro fenomeno fisico.
Lo studio delle razze umane
Ciò che fonda il virulento razzismo del XIX secolo è la classificazione della “fissità della specie” in relazione ai diversi gruppi umani, con la quale una parte dell’illuminismo sostituisce l’antica visione cristiana dell’unità della specie umana.
Tale convinzione, unita ad un giudizio di valore etico e morale (“superiore”, “inferiore”) diventa il criterio decisivo e fornisce l’argomento chiave al razzismo moderno e alla sua propagazione.
I teorici illuministi svilupparono i loro sistemi per la classificazione e la gerarchizzazione delle razze umane con posizioni molto differenti rispetto al fenomeno dello schiavismo o al problema dell’appartenenza o meno delle razze “inferiori” al mondo animale.
Il passaggio dalle teorie di tipo “razzialista” alle teorie di tipo “razzista”
Gli studi e i rilevamenti condotti, produssero una quantità considerevole di pubblicazioni già nella seconda metà del 1700. Fra le opere di maggior peso, il Compendio della storia dell’umanità di Meiners e Sulle diverse razze degli uomini, di Immanuel Kant pubblicata nel 1775. Opere oggi minori, destinate agli studiosi del pensiero filosofico, che però erano all’epoca largamente conosciute e citate. In particolare, Kant chiariva che le razze sono
…derivazioni che si mantengono costanti anche per lunghe generazioni in tutti i trapianti (spostamenti in altre regioni) e che anche nel mescolarsi ad altre derivazioni dello stesso ceppo generano sempre prole incrociata. Pertanto negri e bianchi non sono diverse specie di uomini, ma invece due diverse razze, perché ognuna di esse si perpetua in ogni regione della Terra ed entrambe generano con l’altra, necessariamente, figli ibridi o mezzosangue”. Biondi e bruni, al contrario, sono solo delle varietà della razza bianca, perché i loro caratteri non si trasmettono necessariamente. Tuttavia, incroci continuamente ripetuti all’interno di una varietà possono portare a costituire una ’schiatta familiare’, dove una qualche caratteristica si radica infine cosi profondamente nella forza generativa che si avvicina ad una varietà e con questa si perpetua…
Kant, pur affermando, al pari di altri illuministi, che tutti gli uomini sono stati creati da Dio per vivere su tutta la terra liberamente (affermazione che smentisce ogni possibile teoria razzista), con le sue considerazioni sulla personalità e il carattere delle razze, nonché il tentativo di una loro gerarchizzazione (riconoscendo ai bianchi abitanti nei climi temperati le migliori condizioni di crescita e la minor distinzione dal ceppo originario) permetterà a generazioni di scienziati razzisti di potersi avvalere della sua autorità per corroborare le loro dottrine.
La sostanza immutabile delle razze che conservano i loro tratti peculiari sia somatici che spirituali, malgrado le migrazioni, diviene un cardine del pensiero razzista, al pari della sua definizione della nazione (gens) che si riconosce come tale per comune discendenza di stirpe e che, contenuta nell’Antologia pragmatica (1789), verrà più volte utilizzata a sostegno di tesi etno-nazionalistiche.
[continua...]
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