SignoraAnonima on giugno 25th, 2008

Avete capito bene: seghista, non tennista

Sapevate che esiste anche questa diagnosi?

Il gomito della – ma anche del – seghista colpisce i seghisti, appunto i soggetti che per professione o per troppo impegno “profuso” praticano l’arte della sega (a terzi).

Il film che ne parla, affronta, il solito tema della mediocrità mentale, che non si sottrae alla “morale” dell’apparenza.
In ogni tempo l’apparenza ha sopraffatto l’essenza, con la facilità guidata dalla superficialità.

Ma è più immorale fare seghe a pagamento o mantenere una castità apparente legata solo ed esclusivamente alle regole della società bene?

 

Non ho dubbi: immorale – se questo è il termine che dobbiamo proprio usare – è il figlio della seghista, che vorrebbe curare il proprio bambino, affetto da una grave malattia, aspettandosi non so quale manna.

La storia è ambientata a Londra.
La protagonista è una donna di circa 60 anni. Tanti ne dimostra, forse perché non ha un corpo tipo cinquantenne di oggi… Stone, Pfeiffer, Bassinger etc. Ma non scadiamo nella banalità. Ha una certa età e non ha mai curato il suo aspetto fisico, privilegiando altre sue esigenze. Stop.

(Ho fatto questa precisazione perché Olga di Comite le ha attribuito 50 anni e siccome io non intendo darvi false informazioni, ho ritenuto corretto un minimo di spiegazione).
Del resto, l’attrice Marianne Faithfull, ne ha ben più di 60 e non c’è alcuna esigenza di copione che ne imponga la riduzione.

Ma bando alle digressioni, perché il tema è un altro e torniamoci.

La donna ha un figlio, una nuora ed un nipotino malato.
La malattia del bambino sembra essere curabile solo in una clinica australiana, ma la famiglia non ha il becco di un quattrino, neppure per affrontare il viaggio.
Banche, parenti e tutte le strade sono chiuse. Nessuna speranza.

La nonna pensionata, non esita a cercare lavoro per procurarsi la somma necessaria , ma alla sua età, senza una formazione specifica, non lo trova.

Casualmente – ma forse no – legge un annuncio ed accetta l’incarico di seghista, in un locale di Soho.
Il fatto straordinario è che questa donna, non solo apprende in fretta l’arte della masturbazione agli uomini, ma ha la mano fatata ed ottiene presto ampi consensi.
Gli uomini si accalcano davanti alla sua porta.

Solo un buco, attraverso il quale lei smanetta, mette in comunicazione le donna e gli entusiasti clienti.
Il gestore, vedendo via via la fila che cresce davanti alla sua porta, le anticiperà il denaro che le occorre.

Ma l’intrepido figlio vuol capire dove passa le serate sua madre e la segue, scoprendo l’arcano. E come reagisce?

Da piccolo borghese pretende di restituire la somma che la mamma gli aveva consegnato, ripugnato dalla provenienza.

Piccolo, ho pensato. Tanto piccolo più di testa che di età, chi sei tu per decidere della vita di tuo figlio e anche di tua madre?

E perché, forse tu cosi immoralmente integerrimo non avresti sacrificato il tuo culetto se qualche bi o omosex te lo avesse chiesto, allo scopo di guarire tuo figlio?

Perché, forse la vita che hai generato non vale il tuo “sacrificio”?
Ce l’hai d’oro tu?
Allora, passi che sei egoista fino alla cecità, ma con quale diritto rifiuti i soldi che tua madre ha procurato per il nipote, oltre, ma ciò è implicito, ad arrogarti il diritto di sentirti di condannarla.

Qui spunta il ruolo della donna.

La nuora che poco amava la suocera, per la prima volta si rende conto dell’immenso amore e sacrificio compiuto dalla signora.
Ascolta fino all’esasperazione il litigio fra i due. Poi scatta, zittisce il piccolo marito, dicendogli con tutto l’impeto di una madre disperata ma lucida, che non solo quei soldi sono benedetti, ma la di lui madre è tutt’altro che immorale.

Cosi facendo provoca nel marito il dubbio ed invita la suocera a seguirli in Australia, per coinvolgerla fino in fondo, come merita.

I punti salienti di questo film sono due

• la morale di cui s’è parlato
• la realtà che anche nel paese occidentale di più antica e salda democrazia il curarsi per non morire è consentito solo ai ricchi.
Film: Irina Palm di Sam Garbarski

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4 Responses to “Il gomito della seghista”

  1. … pensiamo …

  2. Bitter?
    :-) ) Si’ vabbe’, ‘o so che si scrive bitte…

    Che ci volevi significare?

  3. Solo un buco, attraverso il quale lei smanetta, mette in comunicazione le donna e gli entusiasti clienti.

    ma e’ prostituzione questa? per me no.

  4. Gli uomini scandalizzati mi hanno sempre fatta sorridere.
    Chissà perchè una donna pudica la comprendo, ma un uomo con una moralità eccessiva mi urta.
    E non penso male dell’universo maschile, trovo molto più amorali ed immorali le donne.
    Ma davvero le lezioni degli uomini sulla dignità femminile che ho ascoltato, captato, letto o recepito le trovo ridicole.
    Tutte.
    Bouche

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