Si dice, ricorrendo a luoghi comuni, che l’italiano è (omissis)
Ma quale italiano? Esiste un modello italiano? Un italiano uguale ad un altro?
Che, forse il trevigiano si ritiene simile all’anconetano, o il cuneese al cosentino, o il siciliano al pugliese? Non esiste in Italia l’italiano tipo.
E’ un obiettivo mancato.
Una delle cause potrebbe risiedere nella troppo rapida e poco preparata costruzione come, al contrario, è avvenuto in Germania durante tutto il XIX secolo.
Se però, ci sentissimo meno sotto accusa e più propositivi, e ci informassimo di più, favoriremmo la crescita dell’italianità. Siamo gli unici, credo, in Europa, a non avere spirito di coesione, di popolo.
Il nostro problema, temo, sta nel fatto di essere per lo più all’oscuro di ciò che accade negli altri Paesi e ciò alimenta il nostro senso di disagio rispetto alle nostre stesse istituzioni.
Qui non si tratta, ben inteso, di una gara a chi fa peggio, perché in palio ci sono i diritti umani. Né si tratta di trovare sollievo dalla presa d’atto che gli altri Paesi affrontano le medesime tematiche adottando strategie simili.
Si tratta, piuttosto, di provare ad informarsi, per conoscere i fatti. Solo dalla conoscenza si può formare una coscienza critica.
Critica ed efficace (la critica sterile, priva di proposizioni, serve solo come esercizio narcisistico), per contribuire alla costruzione di una società più “accessibile” e trasparente.
Senza conoscenza, l’emancipazione reale dei popoli è a rischio.
Allora, proviamo a vedere come stanno le cose in altre nazioni europee.
Dai sotto riportati articoli, possiamo notare alcune “affinità” con l’Italia, specie per quanto attiene 4 temi caldi
• la questione immigrazione
• la questione cittadini dell’Europa orientale
• la questione occupazione e prospettive di lavoro
• la crisi dei valori e la circolazione delle notizie
Regno Unito
·16/1/08 Tbe Guardian. Il responsabile dell´Ufficio immigrazione britannico, Lin Homer, ha insistito ieri per l´espulsione di un immigrato clandestino proveniente dal Ghana, e ricoverato all´ospedale Di Cardiff. Secondo il funzionario, “ogni anno si presentano casi del genere”.
·17/1/08 The Guardian. Le centinaia di migliaia di polacchi ed europei dell´Est emigrati in Gran Bretagna negli ultimi due anni, hanno ottenuto dalle amministrazioni locali solo l´1% delle case popolari, a differenza della percezione popolare. È quanto emerge da una relazione a cura di Joanne Roney per il Comune di Sheffild, nella quale si legge che un terzo dei lavoratori immigrati vive in condizioni misere in abitazioni procurate dai datori di lavoro.
·9/1/08 The Guardian. Le novità demografiche in Gran Bretagna, che includono una popolazione che sta invecchiando e un aumento dell´emigrazione, incidono fortemente sul calo del numero di cittadini britannici che lavorano, molto più che l´arrivo di nuovi migranti. Sono queste le conclusioni di uno studio sull´impatto economico della migrazione a cura dell´Institute of Public Policy Research, che getta una nuova luce sulla promessa del premier Gordon Brown di creare “lavori britannici per lavoratori britannici” e l´introduzione ad aprile di un nuovo sistema di immigrazione a punti.
·27/10/05 Il governo britannico può essere certo di dove si trovano solo il 25 per cento dei circa 200 mila-250 mila richiedenti asilo a cui è stato rifiutato il permesso di soggiorno che si trovano attualmente in Gran Bretagna. “Nonostante ci siano numerosi problemi e perdita di controllo – ha dichiarato lord John Gieve, il segretario uscente del ministero degli Interni – sono stati fatti molti progressi negli ultimi due anni con una decisa riduzione del numero di rimpatri di persone a cui è stato negato l’asilo politico. Nel 1996 il numero di rimpatri era del 20 per cento – ha ricordato un portavoce del ministero – e quest’anno la percentuale è salita al 50 per cento”. ???
Francia
·19/10/05 Secondo l’Istituto nazionale di statistica, l’emigrazione dei francesi all’estero sarebbe aumentata del 30 per cento negli ultimi anni. Trecentomila francesi, cioè uno ogni duecento, tentano ogni anno la fortuna in altri paesi. Tra i francesi che emigrano si contano molti ingegneri e ricercatori, ma anche studenti, precari e laureati che, scoraggiati da anni di stage gratuiti senza prospettive, fuggono da un “modello sociale in fallimento”. Il paese sta cambiando, da terra d’immigrazione sta diventando terra d’emigrazione: “Oggi solo il 5 per cento dei trentenni è nato all’estero, contro il 15 per cento negli anni sessanta”, spiega il sociologo Louis Chauvel. “La Francia non attira perché non ci sono più posti di lavoro”.
·20/10/05 Dopo la campagna per il referendum sulla Costituzione europea del 29 maggio – che ha visto diffondersi il timore di un arrivo massiccio di “idraulici polacchi” – il governo francese esita a togliere le restrizioni imposte ai lavoratori originari dei Paesi dell’Europa orientale. Dodici Paesi europei, tra cui la Francia, hanno infatti preso provvedimenti per limitare l’accesso al mercato del lavoro agli europei orientali, ma una clausola prevede la riesamina del testo nell’aprile 2006. Bisogna però considerare che, secondo uno studio del Servizio Azione per i cittadini europei (Ecas), sul quale si basa la Commissione europea, il flusso migratorio proveniente dall’Europa centrale è stato modesto nei tre Paesi – Gran Bretagna, Irlanda e Svezia – che hanno aperto le loro porte ai cittadini della nuova Europa.
Spagna
·24/10/05 Un migliaio di persone hanno manifestato ieri nella capitale spagnola, convocati dalla Falange, contro l’immigrazione e a favore dell’unità nazionale. Durante la manifestazione di Madrid si sono viste bandiere con simboli razzisti e si sono sentiti declamare insulti contro gli stranieri.
·27/10/05 Il presidente del governo spagnolo, José Luis Rodríguez Zapatero, ha ricevuto oggi il sostegno unanime dei 25 paesi membri dell’Ue a Londra per attuare un programma comunitario di lotta contro l’immigrazione illegale. L’iniziativa verrà realizzata a dicembre ed è dotata di fondi di 400 milioni di euro. Già al vertice di Barcellona dello scorso 16 ottobre il premier spagnolo e il suo omologo francese, Dominique de Villepin, sottolinearono la necessità di un’azione dell’Ue contro l’immigrazione illegale, soprattutto dopo gli episodi avvenuti nell’Africa subsahariana, con un incremento della sicurezza alle frontiere.
Germania
14/1/08 Frankfurter Allgemeine Zeitung – Il libro-confessione del direttore del tabloid più venduto in Germania, “Bild”, Kai Diekmann, è un´ottima chiave per capire la società tedesca: l´equazione immigrati uguale criminalità ha valore sovranazionale (senza distinzione tra turchi, polacchi, russi e kurdi), la gioventù ha bisogno di nuovi modelli (tra cui, in primis, le vedettes dei rality-show) e la Cultura con la “C” maiuscola è un inutile ammennicolo buono solo per vecchi tromboni alla Guenther Grass. Attraverso le pagine del volume, Diekmann appare regolarmente come il tutore dell´unico baluardo di sana morale cristiana sotto l´assedio di islamici, comunisti e relativisti, una visione che – provenendo dal direttore d´una testata che non esita a porre in copertina foto “senza veli” – non può che destare qualche legittima perplessità. Il messaggio di Diekmann al mondo non può tuttavia soffermarsi su simili dettagli, come non può prendere in considerazione i numerosi “scoop” rivelatisi imbarazzanti montature; “Bild” – sembra dire il libro – è anzitutto uno strumento per l´educazione di giovani tedeschi ormai “alla deriva” nel mare dell´informazione. La frase mancante, inseribile in una pagina qualsiasi del prezioso tomo è una, capace di sintetizzare (senza scomodare Kant) l´intera filosofia di Diekmann: “non ci son più le mezze stagioni”. (Tutto il mondo è paese)
Olanda
28/10/05 Un incendio in un prigione aeroportuale olandese ha ucciso ieri mattina 11 migranti clandestini. Le guardie al centro di detenzione dell’aeroporto Schiphol di Amsterdam sono state accusate di negligenza dopo che almeno 11 migranti illegali sono morti in un incendio nel complesso. La prigione del quarto più grande aeroporto europeo è stata costruita nel 2002 per ospitare persone che arrivano via aerea e alle quali viene rifiutato l’ingresso nei Paesi Bassi, oltre che spacciatori e stranieri a cui non è stato concesso l’asilo politico; circa 350 persone sono chiuse nel complesso. I paesi Bassi, che hanno una delle più rigide polizie per l’immigrazione, sta attuando un processo di rimpatrio di 26 mila richiedenti asilo a cui è stato negato il permesso. Associazioni di difesa dei diritti umani hanno criticato tale politica rigida, sostenendo che sono state rimpatriate persone in paesi in cui possono essere perseguitate. Il segretario del Consiglio europeo, Terry Davis, ha sottolineato che questo episodio e i recenti incendi che hanno ucciso numerosi stranieri illegali in Francia “devono servire come grido d’allarme per la drammatica situazione in cui si trovano i migranti”.
Svezia
·12/5/08 C’è forte preoccupazione al Consiglio d’Europa di Strasburgo per le misure proposte dal Governo italiano sull’immigrazione clandestina e i rom. Lo svedese Thomas Hammarberg, Commissario per i Diritti dell’Uomo dell’organizzazione internazionale, non nasconde le sue inquietudini. E dice: “queste misure potrebbero violare i diritti umani”. Lo ha intervistato Sergio Nava.
Radio24.ilsole24ore.com
·20/10/05 Niente sanatoria per le migliaia di immigrati illegali che vivono in Svezia. Il Riksdag, il parlamento svedese, ha infatti votato contro tale proposta, dopo l’interruzione di manifestanti che urlavano “Svezia razzista” – un avvenimento inconsueto per l’ovattata monarchia svedese. Ma pochi sono i temi che accendono tanto gli animi degli svedesi. A tal punto da far crollare le alleanze tradizionali: a un anno dalle elezioni politiche, i due principali avversari – socialdemocratici e conservatori – hanno votato contro la sanatoria, mentre i Verdi, furiosi, hanno minacciato di non approvare il bilancio autunnale. Molti giornali hanno fatto campagna a favore della sanatoria, descrivendo il malfunzionamento della procedura di asilo, che rifiuta nove domande di asilo su dieci. “I socialdemocratici hanno discretamente indurito la loro politica sui rifugiati – osserva il quotidiano svedese “Dagens Nyther” – e il premier Göran Persson ha dimostrato di pensare che c’è un’opinione pubblica ostile ai rifugiati di cui occorre tenere conto”. Sotto accusa è in particolare la Commissione per gli stranieri, che esamina il ricorso delle richieste rifiutate e spesso trascina i casi per anni. Nei prossimi mesi la commissione verrà soppressa e gli appelli saranno trasferiti direttamente ai tribunali. Gli svedesi, normalmente molto rispettosi delle loro autorità, hanno dimostrato in questo frangente un sorprendente spirito di opposizione. Sono state organizzate reti di ospitalità e cliniche segrete per i richiedenti asilo che non hanno accesso ai servizi pubblici. L’opinione pubblica svedese è diventata particolarmente sensibile al tema in seguito allo scandalo dei bambini rifugiati apatici, o devitalizzati, nutriti per trasfusione, uno dei misteri più incredibili che la Svezia abbia mai conosciuto. Da inizio 2003 sono stati registrati 400 casi di bambini apatici e 160 sono ancora sotto trattamento, secondo la commissione speciale nominata dal governo per studiare questo fenomeno che sembra essere apparso solamente in Svezia.
La questione svedese merita un capitolo a sé.
E per finire la rassegna stampa,
una piccola nota sull’Italia: la manifestazione a Roma degli zingari italiani contro razzismo e xenofobia.
Stop alla xenofobia, ma anche un no netto a quella che uno striscione definisce “L’informazione razzista”, anche perché, recita un altro striscione “ogni popolo è una ricchezza per l’umanità”.
Un migliaio, secondo gli organizzatori, hanno sfilato ieri pomeriggio a Roma in corteo per la annunciata manifestazione organizzata da rom e sinti.
Una manifestazione colorata dai vestiti etnici delle danzatrici del ventre che hanno ballato su un camion che al Colosseo ha fatto da apripista per il lungo serpente di folla che in serata ha raggiunto il Villaggio Globale del Foro Boario a Testaccio.
Non c’è stato alcun momento di tensione, nè la manifestazione è stata turbata, come pure qualcuno aveva temuto alla vigilia, da incursioni esterne.
http://www.radio24.ilsole24ore.com/primo-piano/articolo-immigrazione-12-maggio-2008.php
Cosa dice la normativa europea
La direttiva 2004/38, riguarda il diritto dei cittadini dell’Unione europea e dei loro familiari, di circolare e soggiornare liberamente all’interno degli Stati membri.
La direttiva prevede che qualsiasi cittadino dell’Ue ha il diritto di recarsi in uno Stato membro munito di una carta d’identità o di un passaporto validi, senza che gli venga imposto alcun visto di uscita o di ingresso.
Per i soggiorni inferiori a tre mesi, quindi, la sola formalità imposta al cittadino dell’Ue è il possesso del documento d’identità o passaporto valido.
Lo Stato membro ospitante, tuttavia, può richiedere all’interessato di segnalare la sua presenza sul territorio nazionale entro un termine ragionevole e non discriminatorio.
Il diritto di soggiornare per un periodo superiore a tre mesi è invece soggetto ad alcune condizioni: esercitare un’attività come lavoratore subordinato o autonomo; oppure, disporre di risorse economiche sufficienti e di un’assicurazione malattia al fine di non divenire un onere irragionevole a carico dell’assistenza sociale dello Stato membro ospitante durante il soggiorno.
A questo proposito, gli Stati dell’Ue non possono fissare l’ammontare delle risorse considerate sufficienti, ma devono tener conto della situazione personale degli interessati.
Proprio in riferimento a questa norma, una recentissima decisione del Consiglio di Stato francese – emessa lo scorso 19 maggio – ha annullato una circolare che l’attuale presidente Sarkozy aveva emanato, da ministro degli interni, il 22 dicembre 2006, in cui precisava ai prefetti le “modalità d’ammissione al soggiorno e dell’allontanamento di cittadini rumeni e bulgari”.
Nella circolare, veniva fissato il livello di risorse economiche giudicate necessarie per poter soggiornare oltre i tre mesi, con un riferimento ai parametri, vigenti in Francia, del reddito minimo d’inserimento o degli assegni di solidarietà per gli anziani.
La definizione dell’eventuale “onere irragionevole”, insomma, conferma il Consiglio di Stato, va fatta volta per volta e caso per caso.
Il Consiglio di Stato francese ha annullato anche le disposizioni della circolare Sarkozy secondo cui rumeni e bulgari potevano essere obbligati a lasciare il Paese dal momento in cui si stabiliva che costituivano un onere irragionevole per il sistema sociale francese, in questo caso perché tale obbligo non è mai stato previsto dalla legge nazionale.
Ma questo punto è controverso anche nella direttiva 38 dell’UE, che non precisa che cosa succede a un cittadino Ue al quale le autorità locali del Paese ospite rifiutino la residenza o l’iscrizione all’anagrafe, quando giudichino non soddisfatte le condizioni per godere del diritto di soggiorno.
L’interpretazione corrente nelle istituzioni europee, comunque, esclude che questa situazione possa dar luogo a una espulsione automatica, praticabile solo per ragioni di ordine pubblico, di sicurezza o di sanità Pubblica.
2 Responses to “Il grande bluff”
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