“Perché finge di leggere?”
Un attimo, gelido: la fontanella si spegne, i colombi si fermano, i suoni ghiacciano. Ripiega con cura il libro attorno all’indice della mano destra, volge lentamente la testa e mi pianta gli occhi nel cuore, duri e freddi come lame di Toledo.
Ma son secoli ormai che, a Toledo, non si forgiano lame da conficcare nella carne, in battaglia; ora, nonostante l’aspetto, svolgono un ruolo di ludico conflitto simulato.
Mi fissa … e non favella.
“Scusi, sa, come ha certamente captato la sto osservando da un po’ e mi par di capire che lei non stia leggendo o, meglio, che legga senza leggere. La situazione non può che esserle ampiamente nota. In questi casi una via d’uscita sbrigativa ed efficace potrebbe essere, ad esempio: ‘Per cortesia, non mi rompa, lasci perdere’ o, in alternativa, ‘Se desidera conversare, non attenda l’imbrunire’; io tiferei per la seconda.”
“Ecco, appunto, non attenda l’imbrunire dunque, se le è possibile.”
Un attimo, colorato: la fontanella gorgoglia, i colombi tubano, i suoni volteggiano; un raggio di sole colpisce le lame che si addolciscono indorando.
“Tralasciamo i consueti preliminari, vuole? Io li avrei già consumati osservandole i piedi; ringrazio sempre l’estate, in generale, per questa opportunità.”
“Feticista?”
“Buongustaio, credo: una architettura femminile di pregio inizia ab imis fundamentis; il piede è un complemento essenziale. La farfalla abbellisce la rosa, l’usignolo allieta la fronda; l’ape, bottinando, anima il fiore che le cede un dolce tesoro.”
“Che razza è?”
“Staffordshire bull terrier, è una femmina, è di mia figlia; da qualche giorno le faccio saltuariamente da dog sitter. Se non ha fretta e si rilassa le racconto un po’ di me, nulla di particolare, piccole storie come tante, ma storie vere, raccontate a voce, uno di fronte all’altra sulla panchina di un parco.
Oggi è prevalente l’uso del colloquio virtuale; due tastiere che si parlano senza voce, senza sguardi, senza odori; solo parole su un video, spersonalizzate. Una infinita mole di parole che affrontano tutti gli aspetti politici, economici, morali ed estetici dello scibile umano: una summa epistemologica della filosofia dell’universo; e tutti sono, di volta in volta, studiosi, scienziati, redattori, critici, possessori della verità.
A me piace raccontarmi ad un estraneo more maiorum: svanisce ogni possibile inganno o ritegno, non v’è motivo o scusante per mentire, è un proficuo massaggio mentale.
Ad un estraneo? In realtà ad una estranea; se lei fosse un estraneo manco l’avrei visto. Perché? Perché ‘vuolsi così colà dove si puote ciò che si vuole, e più non dimandare’; non dimandi, per cortesia, è un argomento banale e complesso al contempo, un ossimoro, come di gran moda oggi fra gli internauti.”
“Sapevo che sarebbe accaduto, racconta, ti ascolto.”
Ascoltò a lungo, all’inizio in silenzio, poi, via via, sempre più partecipando al banchetto del dialogo; parlarono delle nonne nell’aia, di filari ovunque simili, di colline da scollinare per scoprire che di là ci sono altri che guardan di qua.
“Mio padre era pittore. Artista? Chi può dirlo!
Arte, si fa presto a dire ‘arte’, meno agevole è coglierne i messaggi. Una delle più antiche forme d’arte è la rappresentazione della realtà. Forma e colore; la forma delineata dal segno, il colore a generare lo spazio. Il segno come contenitore, il colore come contenuto; quando segno e colore si fondono in euritmico gesto di pensiero, nasce l’opera, momento creativo ripetibile nel meccanismo, irripetibile nella sua essenza-unicità. A me pare che alcune volte vi sia riuscito, ma sono di parte.
Se mai ci rincontrassimo mi piacerebbe mostrarti qualcosa.
La bellezza è un valore in sé; nell’arte permane, nella donna è transitoria e ciò produce in alcune grande sofferenza, soprattutto se ad essa hanno affidato il proprio essere, confondendolo con l’apparire.
La caducità del bello femminino è incontestabile, quello che è contestabile è che essa sia avvilente: è una ingannevole certezza. Esiste un angolo di visuale che, attingendo al mistero dell’essere umano, proprio dalla limitatezza temporale della bellezza ne nobilita l’essenza; saputa cogliere e goduta in quanto temporanea ed irripetibile non necessita di sopravvivere a se stessa.”
Era ormai l’ora delle piccole confidenze segrete sulla panchina libratasi alta sulla grigia pianura sottostante; era l’ora in cui gli eterni dilemmi vengono affidati temporaneamente al volo veloce delle rondini; era l’ora in cui una estranea mi pareva nota più che tutti i miei più famigliari.
“Adesso cercherai di scoparmi?”
“La questione non è all’ordine del giorno e, in ogni caso, è possibile che sia già accaduto, oggi o in altri tempi. Riporto il cane a casa, da via Palestro per S.Andrea; mia figlia abita in S.Pietro all’Orto angolo via Verri; domani o dopo dovrebbero dimetterla”.
luglio 17th, 2008 at 7:03 pm
è tutto molto non virtualmente bello
luglio 18th, 2008 at 10:30 pm
Un riuscito controcanto al post di chiara.
Pensi che dovremo leggere qui i tuoi salaci commenti al suddetto blog, o ci onorerai di un confronto diretto “sul campo”?
Con simpatia, Kameo
luglio 18th, 2008 at 11:33 pm
Ascolta – in senso figurato – io sono una cultrice della libertà e lo sono a tutti gli effetti. Dunque, coerente con i miei principi, non modero i commenti: sono sempre in tempo a farlo dopo. Inoltre, non ho paura e pertanto, dal momento in cui entro in “rete”, entro in gioco, accettandone le regole. Gioco a carte scoperte.
Tanto premesso, e sulla scorta di queste basi fondamentali, non casserò, ma… per favore no!
Questo non diventerà, come già in passato, un terreno di scontro. Duval, a quanto mi risulta, interagisce nel tuo blog (anche qui in senso figurato) e quindi puoi dialogarci direttamente.
Io non so se questo post sia o meno un riferimento a chiara, quello che so per certo è che tutti i blogger (quelli che usano il blog come un diario), fanno e scrivono ciò che vogliono e lo ribadiscono a gran voce, anche quando si tratta di critiche o derisioni.
Tutti quelli che provengono da un posto, che non chiamerò più come per prima lo avevo chiamato, perché ormai è un termine abusato, ma colonna infame… ops… luogo infame, utilizzano il personal blog in questo modo… e mi astengo da ogni tipo di giudizio, rispettando le singole scelte.
Bene, blog a progetto non nasce per queste scaramucce e guarda oltre… come la sua autrice, del resto.
Ti invito pertanto a proseguire la discussione sul tuo terreno preferito, e ad utilizzare i suggerimenti per creare il contradditorio nel luogo deputato. Non temere, non cade nel nulla perché lui legge.
Va tranquillo.
D’altra parte, anche io, se casomai, sciaguratamente le tue convinzioni fossero fondate – ipotesi che non posso escludere – invocherei, adattandomi alla cantilena ricorrente, ciò che tutti gli amici cui ho fatto implicito cenno, invocano: il diritto di scrivere.
Ho già in passato difeso strenuamente le vittime di questo andazzo deprecabile di riportare fuori dal luogo in cui nascevano, i fatti o le notizie. Con gli anni vedo che questo costume perdura, dal che… invoco, invoco e mi appello, vostra eccellenza, a questo fantomatico diritto.
ça va?
Tutto qui, saluti.
Ps: ovviamente, mi aspetto che duval lasci cadere la provocazione e venga in tuo soccorso là dove lo hai invitato.
Non c’è bisogno di replica: non troverò scorretto il silenzio.
Grazie, prego, scusi, au revoir
luglio 19th, 2008 at 3:43 am
Tranquilla, socia.
Primo perchè qui sono in ambiente ovattato e refrattario ad eventuali provocazioni.
Secondo perchè non mi è parso di scorgere intenti provocatori da parte di Kameo.
Terzo perchè Kameo (di dove sei? anche tu solo virtuale?) mi è simpatica.
Dice Kameo che il mio post è il controcanto di un canto su altro blog; dunque come controcanto sarebbe nato dopo …
La inviterei a considerare meglio la nascita dell’uovo e della gallina, senza polemica alcuna.
luglio 19th, 2008 at 5:01 pm
Canti? Controcanti? Me la cavo benino con le ottave, tempo fa anche con le quinte naturali
.
che mi perseguita da decenni … Proprio a filo del mio collo …
Ora conto sulle terze senza falsetto.
Io leggendo ho immaginato una sana ed animalesca (libero arbitrio per la scelta della fauna ad ognuno di voi) scopata su una panchina, con le scarpe ai piedi e la gonna sollevata.
Con la solita lama di ” Temistocle ”
Gnam!
luglio 19th, 2008 at 11:57 pm
OTTOCENTO
Diletta Bouche,
nell’ardir dell’affido ad inconsapevole pergamena il di me più intimo e profondo sentir, la mano divien tremando tremula e la penna (d’oca) nell’inceder incerta. Or si convien che… ecc… ecc…
DUEMILA
Una sana ed animalesca scopata sulla panchina? Ma … era una panchina virtuale! Dunque una scopata virtuale, porca miseriaccia? Qui sta diventando tutto virtuale; il mio membro ieri si è inmembrito assai: “adesso divento virtuale anch’io e voglio vedere come fai a pisciare”. Ho dovuto fare promesse pre-elettorali.
Porca miseriaccia, anche tu mi sei diventata virtuale sotto gli occhi …
luglio 20th, 2008 at 12:38 am
Ops … Tra ottave, quinte e terze mi sono persa l’autore del brano.
Ero perplessa, a dire il vero, mi sembrava non filasse tutto liscio.
Ora che, dedicando l’attenzione dovuta, leggo che la mano non è quella dell’anonima signora che ci ospita, la mia risposta potrebbe risultare fuorviante.
Bel brano, scritto da te.
Da lei mi ha provocato una risposta da “simpatica umorista”, ahimè solo virtuale.
Ma qualcosa non mi tornava, ed infatti …
Prendi la mia risposta come un commento calmante sugli ipotetici controcanti che stavano già creando discussioni sterili.
Chiedo venia, comunque.
Bouche.
P.S.: Sulla panchina, mentre scrivevo, c’ero io in carne ed ossa con il mio uomo. Notte.