SignoraAnonima on dicembre 8th, 2008

Paura…
paura e delirio
e silenzio.
Osservo, leggo, ascolto ed ho paura.

E torno a blindarmi
Brividi, incupimento. Invisibili peli che si rizzano dai brividi, come freddo, brrrr che freddo!

Urli, rumore
Voci stridenti che sentenziano: “questo è giusto” “Quello è bello” (mica è di mio gusto. No, è bello e basta!)
“quello è patetico”, “quello è cretino”, già, cretino è chi non si uniforma al tuo pensiero.

Odore di sentenze
Il dito puntato addosso, è più crudele di una lama che ti trafigge.
Giudici, opinionisti, tuttologi; frettolosi, distratti, sordi, soprattutto sordi,
presi dall’ansia di dire e decretare.

Smarrimento
pensieri confusi, emisfero destro in conflitto con il sinistro… caos!

Devo andare
Tutto è così normale, così ordinatamente inconsistente.
L’inconsistenza dei rapporti, delle scelte, della vita… azioni reazioni controreazioni.
Fragili impauriti arroccati, aggressivi in difesa, urlatori suadenti, silenti osservanti.

Sto come d’autunno sugli alberi… una foglia tremante che cadrà prima o poi.
Paura!
Il mio amico mi ripete:

- esci Sant’Iddio! Esci dalla tua tana, vai, incontra gente, chiacchiera, parla!

- E con chi, con gli alberi? – rispondo io.

Ho paura amico, non l’hai ancora capito?

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16 Responses to “Paura”

  1. con queste (e altre) paure, dobbiamo fare i conti un po’ tutti.

    ma son paure ingiustificate, è la paura di viaggiare che svanisce nel momento stesso in cui incominciamo il viaggio.

    buona settimana.

    che tanto, il sant’iddio, sta sempre nella sua tana.

  2. Che ti accade amica mia?

    Mi fai preoccupare.

    Dimmi se posso far qualcosa :-)

  3. Che ti accade amica mia?

    Mi fai preoccupare.

    Dimmi se posso far qualcosa :-)

  4. Si, esci, parla con il giornalaio, il parcheggiatore, il barista, la commessa, il lavavetri … la gente “vera”; i virtuali lasciali perdere, almeno per un pò, … prova.

    Dì quello che ti viene in mente, senza pensare “come appaio loro?”.

    Come appari agli altri saranno cazzi loro, tu vai per la strada pensando “io sono io, ho una testa che mi soddisfa molto ed un corpo che ha soddisfatto molti … e se volessi lo farebbe ancora”.

    Pratica poco virtuale e molto reale … prova … al massimo torni indietro.

  5. Dì quello che ti viene in mente, senza pensare “come appaio loro?”.

    Cosa c’entro io? Non sono mica al centro dell’interesse universale!

    Ciò che ho scritto, attiene ciò che sento e osservo: la superficialità, la rapidità… la fretta di giudicare, di capire, di insegnare…
    La smania di esprimere il proprio autorevole pensiero…

    Seguo il tuo suggerimento, esco, parlo con il giornalaio e ascolto le sue sentenze sul mondo, sulla politica, sulla gioventù, sui valori e sono tutte sentenze indiscutibili, perché lui sa di avere ragione.
    Cambio, parlo con il barista e ascolto ancora i suoi insegnamenti di vita. Perle di saggezza.
    Cambio, parlo con Duval… ma che proseguo a fare?

    Il senso è che si parla senza ascoltare o leggere con attenzione. Fretta fretta fretta.

    No amico, sorry, stavolta sei fuori tema.

  6. Che ti accade amica mia?

    Mi fai preoccupare.

    Dimmi se posso far qualcosa

    Hai già fatto molto con queste poche righe… hai osservato.

    A me basta!

    Grazie

  7. E’ uno scritto lacerato dalla sua crudezza e nudità.
    La scrittrice sfugge ad ogni sua stessa parola, teme finanche la perdita della stessa condizione che l’ha spinta a oggettivare. C’è un ermetismo – non espressivo – ma pragmatico, ch’è la cosa che mi ha fatto maggiormente apprezzare.
    Nell’impianto semantico mi può ricordare la mestizia e il peso e senso dell’irrecuperabile che ho tanto amato in Pavese. E nell’implicitato, scorgo la volontà attrattiva, magnetica, che una donna (ma anche un uomo) propaga nella ricerca inesausta dell’amore. Amore come unico senso da dare – nel profondo – alla paura d’esistere, ma di più all’essere. Una paura “antica”, che usa il presente solo come proiezione visibile, tangibile, ma – al tempo stesso – anacronizza ogni quotidiano.
    L’Essere non comporta alcuna paura. Solo quella di conoscere se stesso. E questo è possibile solo nell’Amore.
    O mi sbaglio?…

  8. Ho paura amico, non l’hai ancora capito?

    Bene, devo truccarmi meglio del solito, via quella patina di panico che leggo sul mio volto, che tutti vedrebbero.
    Bene, ultima occhiata allo specchio.
    L’elenco delle cose da fare e da non dimenticare, ho tutto … chiavi, telefono, OCCHIALI DA SOLE, deodorante, libro, per affondare lo sguardo onde evitare sul bus o sul tram, attaccabottoni ciarlieri a cui balbettare “non mi uccidere”, o anche che qualcuno riesca a leggermi negli occhi.
    Fatti i cazzi tuoi.
    Acchiappa uno dei giornali gratis sparsi sul bus, e sparisci.
    Già, l’autobus.
    Prima di riaffrontarlo ho studiato una doppia strategia terapeutica.

    1) L’Azione.
    2) L’Inesistenza

    Provo l’ultima, quella con la I maiuscola.
    Impossibile, la gente ti evita, ti ignora ma inevitabilmente non ti ignora a sufficienza da non riuscire a non romperti i coglioni.

    L’Azione, allora.
    Attenta e con sorriso commerciale faccio vagare lo sguardo alla ricerca della vecchietta da far sedere, o da qualcuno che “so perchè sento”, bisognoso di scambiare quattro chiacchiere.

    E scatta lo sforzo immane.

    Perfettamente a mio agio, ma con dentro il vuoto, regalo posti a sedere agli anziani dicendo “eh, altri tempi …”, ironizzo, ammicco per solidarietà alle mie coetanee un po’ sfigate, abbasso il capo per leggere il titolo della dirimpettaia immersa nella lettura, così magari nelle ciance successive alla mia domanda su cosa stesse leggendo, ci infilo qualche colta ed arzigogolata frase che mi faccia splendere, e che mi premi della fatica affrontata con dignità e dolore.
    Che mi faccia scendere alla mia fermata, con mezza crisi di panico e solitudine affrontata come potevo.

    HO PAURA!

    TVB

    Marina

  9. Ho paura amico, non l’hai ancora capito?

    Bene, devo truccarmi meglio del solito, via quella patina di panico che leggo sul mio volto, che tutti vedrebbero.
    Bene, ultima occhiata allo specchio.
    L’elenco delle cose da fare e da non dimenticare, ho tutto … chiavi, telefono, OCCHIALI DA SOLE, deodorante, libro, per affondare lo sguardo onde evitare sul bus o sul tram, attaccabottoni ciarlieri a cui balbettare “non mi uccidere”, o anche che qualcuno riesca a leggermi negli occhi.
    Fatti i cazzi tuoi.
    Acchiappa uno dei giornali gratis sparsi sul bus, e sparisci.
    Già, l’autobus.
    Prima di riaffrontarlo ho studiato una doppia strategia terapeutica.

    1) L’Azione.
    2) L’Inesistenza

    Provo l’ultima, quella con la I maiuscola.
    Impossibile, la gente ti evita, ti ignora ma inevitabilmente non ti ignora a sufficienza da non riuscire a non romperti i coglioni.

    L’Azione, allora.
    Attenta e con sorriso commerciale faccio vagare lo sguardo alla ricerca della vecchietta da far sedere, o da qualcuno che “so perchè sento”, bisognoso di scambiare quattro chiacchiere.

    E scatta lo sforzo immane.

    Perfettamente a mio agio, ma con dentro il vuoto, regalo posti a sedere agli anziani dicendo “eh, altri tempi …”, ironizzo, ammicco per solidarietà alle mie coetanee un po’ sfigate, abbasso il capo per leggere il titolo della dirimpettaia immersa nella lettura, così magari nelle ciance successive alla mia domanda su cosa stesse leggendo, ci infilo qualche colta ed arzigogolata frase che mi faccia splendere, e che mi premi della fatica affrontata con dignità e dolore.
    Che mi faccia scendere alla mia fermata, con mezza crisi di panico e solitudine affrontata come potevo.

    HO PAURA!

    TVB

    Marina

  10. CE ERA UNA volta nel XII secolo un maestro di meditazioni di nome abdulhalik,conoscuto con suoi aforismi saggi e filosofisci diceva:
    solitududine nella folla?in tutta la tua attivita diretta all’esterno.resta internamente libero.impara a non identificare te stesso con una cosa qualunque.
    signora anonima,in una societa traditoria e ipocrita,tutti noi sofriamo di solitudini,isolaresi ony tanto ci serve per purificare la nostra mente dei cativerie subiti,e rinforzare i nostri anti corpi per medicare i nostri ferite con inteligenza e con grandi grinta,per potere combaere nella nostra bataglia di supra vivenza con grinta e tanto curagio.DASKALOS,il guaritore grecco diceva:nn mi interessa sapere chi conosci,né come ti trovi qui..voglio sapere se starai in piedi con me al centro del fuoco,senza tirarti indietro.

    con affetto chanel

  11. Hai già fatto molto con queste poche righe… hai osservato.

    A me basta!

    Grazie

    Per quanto mi e’ possibile cerco di esserci. Ed osservare mi pare il minimo.

    Piuttosto… osservando ho notato che c’e’ un anonimo che quota gli interventi miei e di Marina.

    Solo i nostri.

    E’ inquietante. :-)

  12. come ti capisco! ecco perché sono un animale solitario, satellito qui e là e osservo, ma fondamentalmente faccio branco – e attiro a me, in modo che direi inevitabile – persone simili. in qualche modo “coscienti dissociati”, che non è detto siano evidenti alla gente intorno, giacché ho notato ci si confonde facilmente.
    se si ha però quel sensore in più, è un attimo, ci si riconosce. mah! forse ci si sente…

  13. come ti capisco!

    Meno male. Io invece ho difficolta’ a capire quello che scrivi. Perdonami.

    ecco perché sono un animale solitario, satellito qui e là e osservo,

    Questo si’ lo capisco. Ma il verbo “satellitare” esiste?… Ah gia’, si’ esiste… e’ quello che viene usato nelle “parabole” :D

    ma fondamentalmente faccio branco -

    Ecco, qui gia’ ho qualche difficolta’ a capirti. Come puoi essere animale solitario e fare branco?

    e attiro a me, in modo che direi inevitabile – persone simili.

    Bene. Almeno loro ti possono capire.

    in qualche modo “coscienti dissociati”,

    ?????? :shock:

    che non è detto siano evidenti alla gente intorno,

    ????? (sigh!) no, … ehm… evidenti proprio no… :-(

    giacché ho notato ci si confonde facilmente.

    Ah si’ ?????? (doppio sigh!) :-( :-(

    se si ha però quel sensore in più, è un attimo, ci si riconosce.

    ????????????????????? (triplo sigh!) :-( :-( :-(

    mah! forse ci si sente…

    Ecco, almeno questo l’ho capito. :D

    PS: scusa il cazzeggiamento ma a volte, quando si scrive, mica ci si rende conto delle castronerie che vengono fuori. Ed io ne scrivo molte. :-)
    Ciao, magari ci si sente “satellitando” qua e la’. :D

  14. Ufff. maledizione ai quote :-)

    Ciao amica mia. Va meglio oggi?

  15. Satellitando qua e là mi sono imbattuto in un branco disperato di femmine atterrite.

    In un sol colpo, ed in ordine sparso: la Signora socia in editoria, la mitica Chanel, Bouche del Nord-Ovest sfuggita per un pelo (che pelo!), l’anonima (sarà femmina?) ed infine Chiara, quella di notte, che non ha paura ma fa paura.

    Con la pioggia che
    lenta
    conta l’ore,
    cade la melanconia.

    Sulla via dell’esistenza
    scivola, sfilacciata,
    una nera silenziosa tela.

    Esiste ora qualcuno
    avvillupato dalla stessa
    maglia nera?

    Seduto sui sassi del terrore
    non so quali parole odi.

  16. Ma il verbo “satellitare” esiste?

    Klara Chiaretta, non sei avvezza ai neologismi? Satellitare significa saltellare in piena crisi di panico con una parabola in mano cercando di acchiappare il segnale di Sky che almeno uno si rilassa guardando una commediola, o una puntata di House. :-)
    Torno seria.
    Domani rientro al lavoro dopo un periodo di assenza medio-lungo.
    E so che il panico farà capolino, così come la paura di non essere tra le mura di casa, che odio ma che sono le uniche nelle quali sono riuscita a trovare pace e a fermare i tremori nei momenti peggiori.
    Amica Luna.
    Ora possiamo sentirci. Dopo il periodo quotidiano, e la pausa non forzata ma necessaria, io sono qui.
    Un bacio. Marina
    Chiara … Abbraccio.

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