Giù dalla fronda del salice
piangente,
goccia a goccia,
stilla l’umido della notte,
fuggente.
Ruota infinita d’incerti
tormenti;
notte corrosa da fiamme,
sognanti.
Tardi s’avanza il mattino,
profumo dolce schiarito
d’intorno;
profumo di pino.
Avanza un rondò di Mozart,
al fremito lieve
di foglie stordite,
al grigio tormento di gioie,
svanite.
Volto sul tronco: è mio?
Scendono pigre le gocce,
profonde;
gelide perle d’affanni
discosti,
incerte sull’esser umane,
o di fronde.
Rondò di Mozart : un addio?
[articolo scritto da Duval]
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