Duval on giugno 26th, 2008

Ho rivisto la stanza di mia mamma, nella struttura che l’ospitava. Ha un ampio balcone che, dal secondo piano, affaccia sullo spazio interno scandito dal parcheggio, dal vecchio campanile scampato alle ruspe, dal giardino recintato dell’asilo nido e dall’area riservata agli anziani ospiti; vecchi e bambini confinanti; l’inizio e la fine uniti ed estranei. In realtà lo spazio-vecchi era quasi sempre inutilizzato; unici assidui frequentatori le molte galline “francesine” ed i pochi galletti che producevano pulcini in quantità industriale; la direttrice della struttura si lamentava con lo zio parroco dello sporco ma lui rispondeva sempre con un sorriso (… il bocconcin del prete …).


Negli ultimi tempi, in piena estate, me ne stavo sul balcone a meditare sulla morte della mamma, ormai annunciata. Quaranta chili in un letto divenuto troppo grande e la luce degli occhi ormai spenta. E’ ancora vita? Ha un senso? Perché le cellule superstiti lottano così, individualmente, per mantenere in vita un complesso meccanismo di cui neppure hanno cognizione? E cos’è mai che induce qualche segnale in quel mucchietto di ossa quando le stringo la mano? Alle solite: ha un senso cercare spiegazioni a fenomeni che il nostro cervello, almeno per ora, non può comprendere?

Chissà come era quel mucchietto di ossa quando sono stato concepito; le foto dicono poco.
Una scopata (per amore, sesso, abitudine, accondiscendenza, noia ?) ed eccomi qua.
La vorrei tanto scopata libera, per puro desiderio sessuale, senza vincoli di Amore o Famiglia.
Un grande, prolungato, appagante orgasmo: dopotutto ci è nato Duval!

Prima che qualche benpensante internettiano si scandalizzi, lo inviterei a meditare, se ne è capace, su Vita e Morte, Divenire e Fine; poi, una volta meditato, lo inviterei a considerare “una testa, un voto; un voto, un pensiero”.

Guardavo dall’alto i grappoli di francesine infoltirsi e diradarsi senza sosta alla ricerca del cibo, alcune col proprio codazzo di pulcini che non si perdono mai. Che vita è? Ha un senso? Avanti e indietro, a destra e a sinistra, sempre nello stesso microcosmo a beccare insetti, semi e briciole. Forse hanno il vantaggio di non chiedersi perché. I galletti vanno per i fatti loro, la sgargiante cresta rossa e l’arcuato piumaggio in coda a conferire dignità ed eleganza: fra i polli sono i maschi che stanno alla moda. Di tanto in tanto la ricerca del cibo ne porta uno ad incrociare una femmina; alza la testa, la osserva un attimo, emette un grido di conquista, le salta addosso, scopa, si scrolla le penne e si rimette a beccare; non più di trenta secondi. Che sesso è? Che orgasmo è? E la gallina? Sembra che non se ne accorga neppure!

Ma facevamo così anche noi? E quanto abbiamo impiegato a separare il piacere dell’orgasmo dall’istinto della conservazione attraverso la procreazione? Gli abbiamo dato vita autonoma, fine a se stesso, e l’abbiamo arricchito di preliminari fisici e mentali; ma anche di lacci e lacciuoli etici a protezione di una incerta esigenza sociale. Per gustare meglio il sesso abbiamo inventato l’amore, unici fra gli esseri viventi; e poi l’amore, in qualche caso ed in qualche modo, si è affrancato dal sesso ed ha assunto una propria autonoma ragione di esistenza. E ci ha condizionati, nel bene e nel male. E ci rende beoti ma anche poeti …

Cara Signora Anonima, socia in editoria, io ti ho dato un nome, tu mi hai dato uno spazio.
Stavo meditando di abbandonare tutto per raggiunti (superati?) limiti di età; avevo in cantiere una fantasmagorica festa di Addio al Puttanierato; mi costringi, piacevolmente, a frenare.

Però parliamo di cose “vere”, per favore; delle altre c’è pieno il web.

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7 Responses to “Soci in editoria”

  1. e di cose vere, tu, hai ancora tanto da dire… o da dare (?)

  2. Ah, beh, cominciamo bene!
    Fra il dire e il dare c’è di mezzo un mare … di paura, insicurezza, ansia.
    Tu di dove sei?

  3. Secondo me, dire e dare non si escludono a vicenda. A meno che…

    What’s ansia?
    Da prestazione?

    Io sono di un altro pianeta ;-)

  4. E ci rende beoti ma anche poeti …

    E ci rende beati …
    Di quella beatitudine non da santo, quella la evitiamo per quanto la stupidità ci abbia fatto inventare l’Amore per rendere etici i nostri sani istinti animali, ma quella che, sì Duval, ci rende poeti idioti e creature uniche …

    Io so di essere il frutto della determinazione di mia madre, che voleva un figlio per riempire il vuoto della propria vita.
    So che non è stato un orgasmo fatale per lei, ma questa è la sua storia …

    La mia è quella di una donna senza prole che però sogna, nel momento in cui pensa al concepimento, inteso proprio come l’attimo in cui ti “accorgi” che quello scambio di liquidi, proprio quello, ha dato vita ad un embrione, che in quell’attimo si accenda il cielo e che l’Amore attraversi pareti e specchi e inondi lenzuola e cuscini …

    Sogno di poter cantare ” … e se è una femina si chiamerà Futura …” guardando l’uomo che amo negli occhi, il quale sa come me che da qualche minuto è in attesa di un figlio.

    Troppo eticamente romantica?
    Oh, ma giuro che sarebbe una scopata amorevolmente colossale.
    Uno di quegli orgasmi da aggrapparsi ai muri e graffiare pareti … Con Amore.

    Beatamente inondata di sesso sfrenato mentre grido “io ti amo”.
    Ops …

    Bouche.

    27 giugno 2008 20.02

  5. “Uno di quegli orgasmi”

    Uhmm e perché non più d’uno?
    Non poniamo limiti alla provvidenza… :-) )
    Strepitoso fino ad essere esausti, stremati, si accendono tutte le stelle (io le ho viste tutte insieme).

  6. Oh … più di uno … Multipli e indecorosamente copiosi …
    Stelle e fuochi di artificio … E il calore copioso che dopo un po’ ti scende tra le cosce … Ehm … Signora Anonima … Così mi porti fuori dal seminato …
    Ahi … Mmhhh … YEAH!
    Bouche

  7. Non sono mai stato un pluriorgasmico, in gioventù ed in condizioni particolari a volte biorgasmico (Bocca di Rosa dice che al nostro primo incontro ho avuto tre orgasmi nelle due ore dell’incontro, ma secondo me non ricorda bene, o io ho simulato per vanagloria).

    Invidio ad alcune donne la pluriorgasmicità dalla quale peraltro ricavo un prolungato orgasmo cerebrale … fin che dura …

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