SignoraAnonima on settembre 11th, 2008

La notizia non mi sconvolge: si può essere arguti giornalai anche in periodi travagliati e riuscire ad offrire buone performance cabarettistiche a prescindere. In ogni caso, a prescindere!
Il giornalaio che fa di mestiere? Vende, e allora lasciamolo vendere. Suvvia, anche lui deve campare.
Come? Ma che importanza ha?

Vi rimando, per i dettagli, all’articolo apparso oggi su La Repubblica
Qui mi limito ad evidenziare le conclusioni:

In realtà, ho voluto soltanto applicare (Travaglio sembra non comprendere le mie obiezioni) il cosiddetto principio tu quoque: atti uguali vanno valutati a uguali parametri. Chiedo: aver trascorso una vacanza con un tipo che poi si è rivelato un criminale, e dunque in piena innocenza e senza alcuna consapevolezza, vuol dire davvero essere per riflesso un criminale?

Mi sembrava (e ancora mi sembra) che il tu quoque potesse svelare di quale grana era fatta la perfomance di Travaglio, il suo giornalismo, la sua deprecazione, l’approccio alla realtà che è chiamato a raccontare. A me sembra che Travaglio ne abbia un’immagine artificiale, stretta in un ordine rigido. Tutto il bene da una parte, tutto il male dall’altra. Ne consegue una morale assoluta, incompatibile con il caso, l’imprevisto, il dubbio, l’ambivalenza, l’innocenza (e non dimentico che anche il mio lavoro si è mosso spesso lungo quelle strade).

Questa convinzione di Travaglio – una volta lontana dal rendiconto di un esito processuale – riduce ogni cosa alla coppia amico/nemico, buono/cattivo, bene/male, interno/esterno. Crea le particolari condizioni per cui egli (o chi come lui) “può provare tutto ciò che crede e credere a tutto ciò che può provare” perché, se è lecito citare in un’occasione come questa Hannah Arendt, confonde la logica formale con il “pensiero” e la coerenza con la “verità”. Alla fine, per far tornare i conti, è un modello che deve “aggiustare” le carte perché non è sempre vero che il giornalismo di Travaglio sia fatto soltanto di “dati concreti” e di “fatti”. A volte, è costruito con disinvoltura e anche con qualche omissione, come questa sua ultima e infelice replica.

Avere avuto un contatto con una persona, significa esserne complice?
È un po’ come affermare che il De Rossi nazionale era colluso con il suocero … mah … se così piace…

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One Response to “Un travagliato Travaglio”

  1. perfetto, bravo d’avanzo e brava signora :-)
    ne scriverò anch’io, perché questa osservazione sulla confusione che fa travaglio tra logica formale e pensiero, tra coerenza e verità è perfetta e ce l’ho in testa da tempo senza riuscire a esprimerla.

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